TORINO – Messa a nudo dall’assoluta superiorità dell’avversario, schiacciata dal gioco dell’Ajax all’andata e al ritorno (e già pesantemente messa sotto dall’Atletico Madrid nella prima sfida degli ottavi, una grana risolta poi da Ronaldo a Torino), la Juventus deve già pensare alla prossima Champions, la sua ossessione dal 1973 quando perse la prima finale guarda caso (non era un caso) contro l’Ajax. “Ci riproveremo, e lo faremo con Allegri in panchina” ha detto il presidente Andrea Agnelli, non certo in difficoltà nell’ammettere che gli olandesi sono stati più forti: “Complimenti a loro, anche se non erano favoriti quanto noi. Ma la Juventus ha migliorato il suo ranking, ora è quinta in Europa”. Una cifra che naturalmente non interessa a nessun tifoso bianconero. Erano tutti convinti che con l’arrivo di Ronaldo, la storia sarebbe cambiata. Invece la Juventus è riuscita a far perdere la Champions pure a lui, che pure ne aveva già vinte cinque. Non era per niente facile, e senza neppure arrivare in semifinale dove il portoghese arrivava dal 2011. Chissà se si è pentito di avere lasciato Madrid.

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Anche Massimiliano Allegri la pensa come il suo presidente: “Ho già comunicato al club la mia intenzione di restare, la decisione di rimanere l’ho presa da tempo perché qui c’è ancora molto lavoro da fare. Gli olandesi hanno meritato di passare il turno, noi purtroppo ci siamo disuniti dopo l’1-1. Ma per tre tempi, due in Olanda e uno a Torino, la qualificazione è stata in equilibrio. Poi, abbiamo preso gol che non dovevamo prendere. Dybala ha avuto un problema al quadricipite, anche se tecnicamente non aveva fatto una grandissima prestazione. Kean ci ha dato più profondità, anche se non è servita. L’Ajax non è una squadra di sprovveduti, altrimenti non segni 5 gol al Real Madrid. C’erano grandi aspettative su di noi, è vero, però la Champions è strana e se ti mancano 6 o 7 giocatori in poche settimane è difficile andare avanti. Abbiamo avuto anche problemi fisici non dipesi da infortuni muscolari, penso a Khedira o Emre Can. Per quelli che siamo, la Juve ha comunque una buona condizione. Se io non avessi ancora motivazioni me ne andrei, ma non è così. Ronaldo l’abbiamo preso per provare a vincere la Champions, ma nel calcio uno più uno può anche fare tre, non è una scienza esatta”.

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Però il nodo è sempre Ronaldo, e quale Juve immaginare intorno a lui tra qualche mese. Tutti si chiedono se l’enorme investimento economico per acquistare l’asso di Madeira sia stato opportuno, però lo sport non ha una contabilità di risultati così netta. E in ogni caso, l’anno scorso senza Ronaldo la Juventus aveva vinto lo scudetto e la Coppa Italia, sfiorando la grande impresa contro il Real al Bernabeu (agli spagnoli per farcela servì un rigore di Ronaldo, chi se non lui, nei minuti di recupero). Ora, invece, con Ronaldo la Juve sta per vincere il solito scudetto, ma è stata eliminata dalla Coppa Italia dall’Atalanta e dalla Champions dall’Ajax. I conti non tornano, lo capirebbe pure un bambino.

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Per consolarsi, sabato i bianconeri si confermeranno quasi certamente campioni d’Italia per l’ottava volta consecutiva, ma contro la Fiorentina sarà una festa amara: al tricolore qui sono tutti abituati, mentre il vero sogno era e resterà la Champions. Non rimane che provarci di nuovo: la Juventus lo fa da quasi cinquant’anni. C’era Cruyff a quel tempo, ma la storia è sempre la stessa.

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