I pescatori diventano “spazzini” del mare. Presto potranno portare a terra la plastica finita nelle loro reti, senza essere accusati di traffico di rifiuti. Questa è la svolta contenuta nel disegno di legge ‘Salva mare’ che ha avuto il via libera unanime dal Consiglio dei ministri e che dovrebbe approdare in aula alla Camera a giugno. “E’ iniziata la guerra alla plastica. Siamo solo al primo passo ma fondamentale” esulta il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ricordando che quella della plastica in mare è un’emergenza mondiale con oltre otto milioni di tonnellate che ogni anno inquinano mari e oceani, secondo le stime dell’Onu.

I pescatori potranno portare a terra la plastica, come rifiuto equiparato a quelli prodotti dalle navi, e lasciarla nelle isole ecologiche che saranno allestite nei porti. Secondo il provvedimento che Costa ha ribattezzato #SalvAmare, i pescatori potranno avere un certificato ambientale e la loro filiera di pescato sarà adeguatamente riconoscibile e riconosciuta. Il ministero dell’Ambiente lavorerà con quello delle Politiche agricole per introdurre i meccanismi premiali e i benefici per la filiera ittica green.

A fare da apripista era stata la Toscana, che nell’aprile dello scorso anno aveva dato vita ad “Arcipelago Pulito”: il progetto pilota varato dalla Regione in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, Unicoop Firenze, Legambiente e altri enti e associazioni che aveva consentito a un gruppo di pescatori di recuperare la plastica in mare e stoccarla. Bottiglie, buste e contenitori ripescati dai fondali tra le onde per diversi mesi sono stati trasformati e riciclati negli impianti della Revet di Pontedera (Pisa). Sedici i quintali di rifiuti raccolti dai pescatori (di una cooperativa che rifornisce i supermercati) durante i mesi del progetto. “Il nostro impegno non finisce qui – ha detto Daniela Mori, presidente di Unicoop Firenze -, intendiamo infatti continuare con la sensibilizzazione dei soci e dei consumatori sulle tematiche ambientali, attraverso iniziative ed incontri dedicati”. L’assessore regionale della Toscana Vittorio Bugli che ha seguito tutte le fasi della sperimentazione di “Arcipelago pulito” davanti alle coste di Livorno adesso dice: “Speriamo che il disegno di legge venga presto approvato”. C’è infatti urgenza di intervenire.

I dati ll 95% dei rifiuti in mare aperto è plastica e il 90% degli uccelli marini ha nello stomaco dei frammenti di plastica. L’Italia è il terzo paese del Mediterraneo a disperdere più plastica nel mare con 90 tonnellate al giorno secondo le stime. Una busta di plastica rimane in mare 20 anni, un bicchiere 50 anni e fino a 600 anni per un filo da pesca. L’impatto economico sul settore pesca in Europa è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro, ricorda il ministro aggiungendo che “se non si cambia rotta, nel 2025 gli oceani conterranno una tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce ed entro il 2050 ci sarà in peso più plastica che pesce”.
 


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