Ore decisive per il pagamento degli stipendi dei portuali della Culmv di dicembre e gennaio. Come noto è in atto un braccio di ferro con i terminalisti che rifiutano di versare quanto dovuto sostenendo conteggi e accordi diversi. Il presidente dell’Autorità di Sistema sta tentando una difficile mediazione. Sulla questione il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) ha diffuso un comunicato che è sintomo della tensione che si respira sui moli e che soprattutto va al punto della questione. Secondo i lavoratori i terminalisti hanno continuato ad aumentare i loro profitti, nonostante il crollo del ponte Morandi,
“Il  porto  di  Genova  è  il  primo  in  Italia  e  la  porta  sud  dell’Europa  – si legge – come  ci  ricordano  con  orgoglio  i  politici  locali,  il  presidente  Signorini,   i   terminalisti,   gli   agenti   e   gli   spedizionieri   ecc.   Nuovi   progetti   sono   in   via   di   realizzazione   e   pronti   a   partire per  rafforzare questo ruolo: la nuova diga foranea, nuove banchine super moderne, nuovi raccordi viari e ferroviari, digitalizzazione  dei   flussi   informativi   e   automazione   dei   cicli   di   lavoro   ecc.   Finanziamenti   pubblici   in   abbondanza:   un   miliardo   per   la   diga, centinaia     di   milioni   per   le  infrastrutture     interne,    centinaia    di   milioni   a  pioggia    destinati    alle  imprese    –   a   cominciare  dall’autotrasporto e dalle ferrovie sino alle agenzie di spedizione  – grazie al crollo del Morandi anche se armatori, terminalisti non hanno sostanzialmente perso un teu alla fine dell’anno se non per normali motivi di incertezza del mercato”. 

I camalli rivendicano il loro ruolo primario nell’economia delle banchine: “Bene! diciamo anche noi portuali, che in circa 2000 lavoratori, da 10 anni a questa parte, con la nostra produttività, abbiamo fatto crescere  i traffici del 60% e i profitti delle imprese a parità di salari.  Bene, diciamo, perché così abbiamo un lavoro, grazie alle   imprese   ovviamente,   anche   se   ci   si   dimentica   di   dire   che   anche   le   imprese   è   grazie   ovviamente   ai   lavoratori   che   fanno   i profitti, il loro unico scopo. Uno scopo finanziario, che gli azionisti delle imprese oggi realizzano nel porto di Genova, domani in quello  di  Abu  Dabi,  mentre  solo  i  portuali  manifestano  l’autentico  interesse  per  la  città  e  il  suo  porto  perché  ci  vivono  e  purtroppo talora ci muoiono con il loro lavoro”.

Quindi il tema dei salari non pagati: “La vicenda della mancanza di fondi da parte della CULMV per pagare gli stipendi o per chiudere il bilancio va avanti da 10 anni,  da   quando   la   CULMV   ha   dovuto   partecipare   come   impresa   alla   gara  bandita  dall’AP  per  la fornitura   del   lavoro   flessibile   alle imprese terminaliste. Una   farsa per cui oggi i portuali della CULMV, che contano  la metà dei portuali che fanno funzionare e prosperare il porto, si trovano a  non ricevere i  salari per il lavoro da  loro regolarmente prestato. Insomma il grande  porto di Genova   da   cui dipende  l’economia del nord-ovest   e persino di  parte dell’Europa, non è in grado di pagare i lavoratori da cui  principalmente  – altro che dal ponte crollato dell’autostrada! – dipende il funzionamento delle banchine”.

I portuali: "I terminalisti aumentano i profitti nonostante il crollo del Morandi ma non pagano i loro debiti"

E ancora: “La CULMV vanta crediti ingenti da parte dei terminalisti e attende da 6 mesi che l’AP le finanzi la formazione e le misure  di risanamento già approvate.  Non c’è bisogno di esperti di economia per capire dove stanno le responsabilità: il bilancio della CULMV è fatto di tariffe e di salari. Essa è un’impresa per modo di dire. Può solo lavorare per e a discrezione dei terminalisti e alle tariffe che decide l’AP e che i terminalisti riducono sistematicamente a proprio vantaggio. Le tariffe producono i soli ricavi possibili e che provengono solo dai terminalisti che dispongono del destino dei lavoratori a loro piacimento”.

Per il Calp la strada da seguire è stata scritta dai consulenti dell’Autorità Portuale: “Di   che   cosa   stiamo   parlando   allora?   Dove   sta   la   cattiva amministrazione?   I   consulenti  chiamati  dall’AP  l’hanno  scritto  a  più  riprese:   bisogna   alzare   le   tariffe   e   garantire   il   flusso   dei   pagamenti   e   allora la  CULMV  si  risanerà.  Bisogna  fare  un  “Piano dell’organico”  come  prescrive  la  legge  per  pianificare  la   distribuzione   del   lavoro   tra   i   portuali   dipendenti   delle   imprese   e   i portuali soci della CULMV”.
Invece, scrive il Collettivo “assistiamo alla farsa vergognosa di costringere i lavoratori con il cappello in mano a postulare i loro salari guadagnati con il lavoro e l’ipocrisia di Signorini-Pilato che non prende decisioni e rimette la questione nelle mani dei terminalisti. Questi, dopo avere estratto profitto dal lavoro dei portuali, ora si prendono anche la soddisfazione di concede re il dovuto come se fosse un’elemosina, come un bancomat come il capo del VTE disse meschinamente qualche anno fa.Tutto questo è indegno! Indegno per i lavoratori che non intendono più sopportare questa provocazione, ma indegno anche per il  porto    e  la  città  che   pretende     di  essere   la  porta  d’Europa  e  non  sa  pagare  i  propri  portuali.  Mentre  lascia  liberi  di  approfittarsene   i   terminalisti,   con   i   loro   capitali   stranieri,   con   i   loro   fondi   anonimi,   con   il   loro   padroni   armatori   che   con la gestione portuale al ribasso naturalmente nei confronti del lavoro, pretendono di compensare i debiti del trasporto marittimo.”

Infine l’attacco ai terminalisti: “Quei   terminalisti   che   si   comprano   e   si   vendono,   si   prolungano   e   si   incrociano   le   concessioni   pubbliche   a   loro   piacimento,   in barba alle norme e ai controlli pubblici, e che dettano l’agenda e le decisioni del presidente Signorini e dei suoi uffici, come nel  caso del Piano dell’organico che attende inutilmente da 1 anno di essere avviato. Al disopra di tutti dovrebbe agire nell’interesse  generale,   dei   lavoratori   almeno   quanto   di  quello   delle   imprese –  anche   perché   pagato   generosamente   per   questo   con   soldi pubblici – il presidente Signorini, il quale coltiva le sue ambizioni di potere e di carriera su quella prestigiosa poltrona. Noi gli diciamo: o applica le leggi sul lavoro e risolve il problema dei diritti e dei salari dei lavoratori o si dimetta e vada a fare un altro lavoro. Ci sarà sicuramente qualche armatore o terminalista pronto assumerlo in segno di gratitudine!”


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