I precari del Consiglio nazionale delle ricerche si sono rivolti direttamente al presidente del Consiglio per portare alla ribalta la loro situazione, non senza difficoltà.Ieri a Lecce, in occasione della firma del piano di ricerca stipulato da Cnr ed Eni, il movimento dei Precari Uniti del Cnr è riuscito a far consegnare al premier una lettera sullo stato dei finanziamenti alla ricerca e sulla difficile situazione di molti scienziati e studiosi rimasti a casa per mancanza di fondi.

Già riuscire a fare arrivare la lettera nelle mani di Conte è stato un problema, in più, ad oggi, dal capo del Governo non c’è stata alcuna risposta. Alla firma del piano di ricerca, infatti, i precari del Cnr non sono stati fatti entrare, pur essendo lavoratori dell’ente, così il movimento ha dovuto contare sull’aiuto di alcuni rappresentanti degli studenti, loro sì invitati alla cerimonia.

Osservano dal movimento dei Precari Uniti del Cnr: “Questo governo ha detto che avrebbe risolto il problema della precarietà, ma nei fatti i precari non li hanno fatti entrare nemmeno per consegnare una lettera. Il Premier Conte non ha detto nulla sulla questione, nemmeno quando sollecitato dai giornalisti al riguardo”.

La lettera del Movimento invita il Governo e la politica a investire in ricerca e sviluppo e sottolinea la perdurante precarietà dei ricercatori, poiché il processo di stabilizzazione  si è arenato a poco più della metà degli aventi diritto. “I precari rimasti fuori al momento – osserva il Movimento dei precari Cnr – ) non lo sono per questioni di merito ma per aspetti legati alle modalità di reclutamento”. 

“Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è il più importante Ente Pubblico di Ricerca del nostro Paese si legge nella lettera – Questi ultimi dieci anni ci raccontano un pericoloso corto circuito tra la politica della ricerca e il sistema della ricerca. L’accelerazione del ricorso a bandi esterni per recuperare i finanziamenti ha provocato un significativo cambiamento paradigmatico nei meccanismi di collaborazione, fondamento della “comunità tra pari”, vedendoci sempre più travolti in una spirale competitiva al ribasso. L’attività di ricerca, al contrario, è un “commercio” di idee in un mercato davvero libero, privo di ostacoli finanziari e burocratici che impediscano la formazione di massa critica e la visione di medio – lungo periodo”.

“È necessario avere il coraggio di tornare a parlare di investimento pubblico in ricerca e sviluppo – continua -, parole ormai scomparse dal vocabolario della politica degli ultimi dieci anni e dal suo prossimo orizzonte. Tale investimento è la prospettiva più lungimirante per il rilancio del nostro Paese; ce lo ricordano le nazioni più industrializzate, con cui amiamo confrontarci, che sin dai primi segnali della crisi hanno potenziato i loro piani di investimento in ricerca, istruzione e conoscenza”.

Quanto alla stabilizzazione dei precari la lettera sottolinea: “Le misure dedicate al superamento del precariato storico nella Pubblica Amministrazione (Dlgs.75/2017) e, quindi, negli Enti Pubblici di Ricerca, hanno rappresentato negli ultimi mesi una potenziale boccata di ossigeno per centinaia di lavoratori e per il nostro Ente. I fondi stanziati dal precedente governo ed incrementati e vincolati dall’attuale hanno permesso il riconoscimento e l’indubbia utilità del lavoro che svolgiamo e la necessità di garantire la giusta dignità lavorativa a donne e uomini che hanno scelto di lavorare nel proprio Paese contribuendo a rendere, tale Paese, un luogo di elevato valore culturale e scientifico. Lo hanno permesso però solo a 1300 persone, restano fuori dal processo di processo di stabilizzazione altri 1000 ricercatori risultati peraltro idonei a procedure concorsuali secondo Dlgs. 75/2017. Idonei. Idonei significa che sono uguali agli altri colleghi ma che non possono svolgere il loro lavoro perché mancano i fondi”.

Per completare la stabilizzazione, conclude la lettera, “sono necessarie ulteriori risorse economiche e, allo stesso tempo, è necessario che il nostro Ente utilizzi tutti i fondi dedicati alla stabilizzazione del personale. Interrompere questo cambiamento di prospettiva significherebbe perdere la partita a tavolino. Rivolgiamo un appello a lei, Presidente, certi che possa fare da tramite con gli altri Organi di Governo del Paese affinché ascoltino le nostre richieste di lavoratori e di precari e si adoperino, fattivamente, per l’individuazione di risorse adeguate e finalizzate alla salvaguardia della ricerca pubblica Italiana. Siamo certi che prenderà in carico questo compito perché oggi è qui, all’area della ricerca di Lecce a testimoniare quanto profonda, necessaria, utile e vantaggiosa sia la Ricerca pubblica in questo Paese”.

La richiesta dei precari è chiara, la risposta del presidente del Consiglio e del Governo in generale invece ancora non c’è.
 


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