Non solo Tav. Tra le “mire” del gruppo Facebook “Sì, Torino va avanti” si fa strada il salvataggio del Salone del Libro con l’acquisto del marchio. Nata come una boutade, la proposta di un iscritto al gruppo social animato delle sette donne che hanno portato in piazza 40mila persone favorevoli alla Torino-Lione ha raccolto in poche ore oltre 600 commenti e un migliaio di like.

“La butto lì, per ridere: dato che l’asta del Salone del Libro è l’ennesimo “no”, rispondiamo con un potente “sì”. La base d’asta è 500mila euro? Noi siamo 44mila? Fa circa 11 euro a testa.

Man mano che passano le ore, la provocazione di Fantechi diventa più concreta. Un altro utente, Franco Porcello, scrive: “Sono assolutamente convinto che, a fronte di un’organizzazione solida, siamo assolutamente in grado di raccogliere i fondi necessari”. Sempre nella discussione via sociale si immagina di organizzare una delegazione, che chieda un appuntamento alla Regione e al Circolo dei Lettori.

Nel tardo pomeriggio arriva la risposta dell’assessora regionale alla Cultura, Antonella Parigi. Una riga: “Sono disponibile

ad un incontro quando volete”. Per il gruppo Facebook è il segnale di apertura che serviva per capire che si può fare. “La mia proposta è nata così, tra il serio e il faceto – spiega Fantechi, autore televisivo e uno dei 45mila iscritti al gruppo fondato dalle “madamin” – La cosa che mi ha stupito è la grande partecipazione spontanea ma determinata dei tanti che hanno commentato e risposto. E’ la prova che questa Torino ha voglia di fare e di conservare ciò che le appartiene”.

L’operazione di raccolta fondi per il marchio del Salone è ora all’esame delle sette promotrici di “Sì, Torino va avanti”: “Stiamo organizzando i gruppi di lavoro per i sette punti del nostro manifesto – spiegano – uno si occuperà di cultura e approfondirà la questione: acquistare il marchio del Salone è un sogno che deve essere tradotto in progetto”. Non è la prima volta che si fa strada l’idea della partecipazione della città all’asta per l’acquisto del marchio. D’altra parte, lo scorso maggio, le migliaia di persone in coda per entrare al Lingotto sono state la riscossa di Torino per il Salone, travolto dai debiti e in piena crisi gestionale: chissà, sperano i promotori dell’iniziativa, che una risposta analoga non scatti anche di fronte alla necessità di mettere mano al portafoglio.


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