ROMA – Lo studio di Banca Etica attesta che 1 italiano su 3 sceglie di destinare il 5×1000 della propria dichiarazione dei redditi a organizzazioni non profit, con una crescita del 38% rispetto al 2006. Sono 14 milioni, su un totale di 41,2, i contribuenti che indirizzano il loro 5×1000 al Terzo Settore. Numeri importanti, che evidenziano anche come ci sia ancora ampio margine di crescita per far conoscere lo strumento a quei 27 milioni di italiani che non lo utilizza ancora. Lazio, Lombardia e Liguria sono le Regioni in cui si registra la percentuale più alta di contribuenti che utilizzano il 5 per mille, rispettivamente il 76%, 63%, 41%. Regioni fanalino di coda sono invece Abruzzo (13%), Sardegna e Campania (14%).

“Il Terzo Settore è fondamentale per la crescita sociale”. “In questi anni sono sistemici i tentativi di screditare con la parola ‘buonismo’ una parte consistente del Terzo Settore – dice Anna Fasano, presidente di Banca Etica – Noi di Banca Etica sappiamo che il non profit è invece un pilastro fondamentale per offrire opportunità a chi vive condizioni di fragilità, per far crescere una cultura della diversità e dell’accoglienza, per migliorare la qualità della vita nelle nostre
comunità. Un bene comune da promuovere e sostenere affinché possa svilupparsi ancora più forte, sano e trasparente. Per tutti i beneficiari del 5 per mille la sfida è quella della misurazione d’impatto. È necessario sviluppare metodologie di rendicontazione puntuale del cambiamento che siamo capaci di produrre. La nostra proposta di finanza etica guarda con costante attenzione le sfide che possiamo condividere con il Terzo Settore, perché dalla nostra capacità di lavorare insieme passa una parte della nostra missione: fare l’interesse più alto, quello di tutti”.

LO STUDIO

Chi e dove si sceglie il non profit. La percentuale di laureati e persone con titolo di educazione secondaria è maggioritaria in questa scelta etica e finanziaria. Nelle Regioni caratterizzate da bassi tassi di fiducia, si tende a utilizzare molto meno l’ istituto del 5xmille. Nel 2019 verranno erogati 495,8 milioni di euro di contributi relativi all’anno fiscale 2017 veicolati attraverso il 5xmille e gli enti beneficiari sono stati 60.705, un dato cresciuto del 6,6% rispetto al 2016. Si conferma, poi, la consolidata dinamica di ripartizione del 5xmille nelle regioni italiane. Nel 2017 il 55,7% dell’importo totale è raccolto in Lombardia e nel Lazio (Regioni in cui il non profit è più sviluppato e che ospitano alcune delle organizzazioni più grandi e note), mentre Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana raccolgono, insieme, il 23,2% delle risorse. Il restante 21% si distribuisce tra le altre 15 Regioni italiane, in alcune regioni con percentuali davvero basse.

Il 5x1000 al non profit: così i contribuenti premiano il terzo settore

Beneficiari del 5xmille: volontariato, associazionismo, fondazioni. Volontariato e associazionismo trionfano tra le preferenze di destinazione del 5xmille: 53% delle risorse per il 57% degli enti beneficiari; le fondazioni ottengono il
36% delle risorse, con il 4,5% degli enti beneficiari; le Cooperative sociali coprono il 3,3% delle risorse con un 12% degli enti beneficiari; le associazioni sportive dilettantistiche conquistano l’ 1,7% delle risorse col 16% degli enti
beneficiari. La classifica degli enti beneficiari, cioè, evidenzia l’elevata concentrazione nella distribuzione delle risorse, non solo per categoria, ma anche per singoli enti. I primi 10 enti beneficiari per importo raccolgono il 26,7% del totale delle risorse erogate nel 2017, pari a quasi 134,5 milioni di euro. Le fondazioni percepiscono gli importi medi più alti, in particolare quelle che si occupano di ricerca sanitaria ricevono 1,4 milioni di euro l’anno di media .Seguono poi le  associazioni di volontariato con circa 9.000 euro in media, le cooperative sociali con quasi 3.000 euro e le associazioni sportive dilettantistiche con 2.000 euro.

La trasparenza delle procedure. Gli enti beneficiari del 5×1000 in media devono aspettare tra i 12 e i 24 mesi per vedersi accreditare le somme indirizzate dalle scelte dei cittadini. Spesso però i fondi sono necessari in tempi più rapidi
e le banche hanno risposto a questa necessità offrendo servizi finanziari dedicati. Le proposte si sono concentrate sul credito in forma di anticipazione del contributo approvato e in corso di erogazione: in questo caso la banca anticipa all’ente, sulla base del dato certo relativo all’importo da destinare, una quota tra l’80 e il 100% dell’importo e sul credito in forma di fido, collegato all’importo medio ricevuto dall’ente negli ultimi anni e che la banca decide di prendere come approssimazione dell’importo atteso per il prossimo esercizio: in questo caso il grado di rischio è maggiore per l’intermediario finanziario, ma è anche più significativa l’opportunità per l’ente, che può, con maggiore tempo ed elasticità, disporre delle risorse finanziarie.

“Bisogna attuare le disposizioni della Riforma del Terzo Settore”. “Chiediamo alle istituzioni di varare in fretta le disposizioni attuative della Riforma del Terzo Settore, compresa la velocizzazione delle procedure di versamento delle somme assegnate agli enti – dice Claudia Fiaschi, portavoce del Forum per il Terzo Settore – E’ necessario superare il tetto delle risorse, per evitare che, come successo in passato, siano erogati anche 100 milioni di euro in meno l’anno: occorre stanziare una cifra in linea con il trend di crescita delle scelte dei contribuenti. Chiediamo anche una diversa distribuzione del cd. “inoptato”, ovvero quella parte di 5 per mille scelto dai contribuenti senza indicare una specifica organizzazione destinataria. Si tratta di una cifra che va dal 10 al 15% del totale re-distribuito. In particolare è importante che venga utilizzata parte di queste risorse per sostenere maggiormente le organizzazioni più piccole e
migliorare la loro capacità di fare attività di fundraising”.


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