SE NEL MONDO il cambiamento climatico corre veloce, in Canada va velocissimo. Il Paese guidato da Justin Trudeau si sta surriscaldando in media a un ritmo due volte più veloce del resto del globo. A indicarlo è un nuovo rapporto stilato dal governo federale che avverte come i cambiamenti siano già evidenti in molte zone del Paese e che, nel giro di pochi anni, si intensificheranno ancor di più. Le temperature “anomale” di questo marzo da sole raccontano un mutamento inimmaginabile: in molte zone del nord del Paese questo è stato il marzo più caldo di sempre.  Mentre la zona a sud registra un freddo intenso, al Nord ci sono cittadine come Inuvik, nei Territori del Nord ovest, dove si toccano punte di temperature anche di +14° rispetto alla media del periodo, battendo ogni record. Sempre nella zona settentrionale Whitehorse ha misurato uno scarto di +5,4°C  rispetto alla norma, Yellowknife di circa +7°C.
 
L’impatto del caldo nell’Artico canadese, che si scalda due volte più velocemente rispetto al tasso globale, per gli esperti suggerisce danni che potrebbero essere irreversibili. In totale dal 1948 la temperature media annuale del Canada è aumentata di +1,8°C e, se si guarda alla zona settentrionale, la media è di addirittura +2,3° rispetto agli anni Cinquanta. 

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A contribuire al surriscaldamento, secondo il report, c’è un “fattore umano che è dominante.  È probabile che più della metà del riscaldamento osservato in Canada sia dovuto all’influenza delle attività umane” scrivono gli esperti. Così come nella vicina Alaska, in Canada le temperature elevate stanno già portando allo scioglimento dei ghiacci e rischiano di dar vita a inondazioni ed aumento del livello del mare con conseguenti danni per la popolazione. Crescono poi i rischi di incendi boschivi e le previsioni più nere indicano che in alcune parti del Canada l’Oceano Artico entro pochi decenni registrerà periodi senza ghiaccio durante l’estate. 
 
Il rapido riscaldamento canadese è dovuto a una serie di fattori particolari, tra cui anche la perdita di neve e ghiaccio marino che aumenta l’assorbimento della radiazione solare e causa un riscaldamento superficiale maggiore rispetto ad altre regioni, dice il rapporto.
 
La soluzione immediata individuata dal governo è ridurre le emissioni il più velocemente possibile: chi inquinerà e non contribuirà alle riduzioni, pagherà, ha annunciato il premier del Canada, paese che ha aderito agli accordi di Parigi e si impegna a ridurre le emissioni del 30%, entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005. 
 
Riduzioni che in Canada sono una cosa seria: due anni fa il primo ministro Justin Trudeau aveva avvertito le province del Paese che dovevano elaborare piani per ridurre le emissioni entro il 1°aprile di quest’anno, ma non tutti hanno fatto i compiti.
 
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Il governo ha dunque deciso all’inizio di questa settimana di tassare Ontario, Manitoba, Saskatchewan e il New Brunswick. Questi territori dovranno pagare la tassa sul carbonio, con buona pace dei conservatori dell’opposizione che si oppongono all’idea. Le quattro provincie ribelli pagheranno per ogni tonnellata di CO2 emessa da qualsiasi combustibile fossile 20 dollari a tonnellata e la cifra aumenterà di altri 10 dollari a tonnellata l’anno fino al 2022.


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