A UN passo dalla chiusura, il Centro recupero tartarughe marine di Brancaleone (Reggio Calabria) potrebbe essere salvo. Ci è voluto l’intervento del presidente della Giunta regionale della Calabria Mario Oliverio, tramite l’assessorato alle Infrastrutture, presso la Direzione regionale di Rfi per tentare di scongiurare lo sgombero dei locali dove i volontari dell’associazione si prendono cura delle tartarughe recuperate in mare.

Il Comune aveva inviato richiesta di sgombero a causa del mancato rinnovo del contratto di comodato d’uso dei locali da parte della Ferservizi (Gruppo Ferrovie dello Stato). Si tratta degli spazi della stazione ferroviaria che dal 2006 ospitano il centro e di cui la Ferservizi ha chiesto di tornare in possesso. Una richiesta che ha lasciato sgomenti i volontari della onlus che, si legge in una nota, “ha sempre provveduto ad autofinanziarsi senza mai gravare su alcuna istituzione”.

“E’ una realtà che io conosco benissimo e che deve essere ulteriormente valorizzata”, ha dichiarato il presidente Oliverio intervenuto perché Rfi “superi ogni difficoltà di ordine burocratico” per garantire il rinnovo della concessione. In 12 anni, ricordano i volontari del centro, sono state salvate oltre 600 tartarughe marine. Negli stessi spazi sono stati ospitato e formati oltre 1000 volontari e studenti per le attività di salvaguardia della biodiversità.

Inquinamento – soprattutto da plastica – ami e reti da pesca, riduzione dell’habitat: queste le cause che stanno mettendo alla prova la sopravvivenza delle tartarughe marine, specie protetta perché a rischio estinzione. Quarantamila quelle che secondo le stime muoiono ogni anno nel Mediterraneo per attività riconducibili all’uomo. Il Crtm di BrancaleneAl Centro di recupero guidato dal presidente Filippo Armonio e dalla vicepresidente Tania Il Grande i volontari hanno soccorso gli esemplari alla deriva, accolti e curati per poterli rimettere in libertà. Come la scorsa estate, quando Nazzareno è stato soccorso a largo di Torre Faro, stremato e con una ferita sul carapace, la plastica e il nylon nella pancia. Nel giro di due mesi la Caretta caretta di 90 kg di peso è tornata a nuotare.


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Mario Calabresi
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