Il “lager dei negri” una provocazione del Banksy torinese: “Sono disgustato, avrei dovuto rivendicarlo subito”


Il "lager dei negri" una provocazione del Banksy torinese: "Sono disgustato, avrei dovuto rivendicarlo subito"
La targa finita al centro delle polemiche 

Andrea Villa, pseudonimo dell’artista: “Ho letto sui social decine di commenti dove si sperava che il manifesto fosse vero, che veniva trovato divertente. Mi dispiace”


Voleva essere una provocazione quella del Banksy torinese, nessuna nostalgia fascista. “Ho letto sui social decine di commenti dove si sperava che il manifesto fosse vero, che veniva trovato divertente e che si auspicava la costruzione di questo lager. Sono disgustato”.  Forse Andrea Villa, questo è lo pseudonimo dell’artista, non si aspettava questo tipo di reazioni dopo l’affissione del cartello turistico con la scritta “Lager per negri” e l’immagine stilizzata del campo di concentramento di Auschwitz che è spuntato ieri mattina nel quartiere San Salvario, vicino al Parco del Valentino. “Mi dispiace di non aver rivendicato subito il manifesto – ha aggiunto – , ma volevo vedere come veniva percepito dall’opinione pubblica”. 
 
A denunciare la presenza del manifesto su corso Massimo D’Azeglio all’incrocio con via Cellini, su cui sono state avviate le indagini della Digos, ieri mattina sono stati gli stessi residenti del quartiere ma in poco tempo il cartello ha girato l’Italia. Mentre a Torino i rappresentanti politici locali condannavano il gesto – “Stiamo perdendo il senso delle proporzioni, qualsiasi provocazione voglia essere questo cartello è una cosa abominevole”, ha commentato il presidente di Circoscrizione 4 Claudio Cerrato – e le forze dell’ordine procedevano a rimuoverlo in tutto il Paese sono arrivate reazioni di sdegno sia per il testo sia per l’immagine, che per alcuni richiamava la condannata scelta della t-shirt con la scritta “Auschwitzland” dell’attivista di Forza Nuova Selene Ticchi durante il raduno di Predappio, per ricordare la marcia su Roma. 
 
Come spiega l’artista, però, non ci sono intenti nostalgici bensì la volontà di allertare su un potenziale ritorno del fascismo. “Con questo lavoro ho immaginato un futuro distopico dove il razzismo è la normalità, un futuro parallelo dove i campi di concentramento sono legali ed esistono i cartelli stradali per raggiungerli”, ha spiegato il Bansky torinese. “I segnali stradali sono comprati e messi dallo stato, al contrario delle pubblicità che sono fatte dai privati. Cito i Wu Ming e le leggi razziali del 1938, e lanciare l’allarme sul ritorno del fascismo. Come immaginario per il mio cartello mi  sono ispirato al “Mondo Nuovo” di Huxley, dove lo stato è classista e discriminatorio, ciò è possibile perché il governo nel romanzo fa di tutto per compiacere i cittadini, senza pensare alle conseguenze, dunque nessuno ha voglia di ribellarsi. Non sono d’accordo con Baricco, che dice che non è possibile un’ altra deriva fascista, Erdogan ha trasformato la democrazia turca in un regime religioso in pochi mesi”.
 

 

31 ottobre 2018 – Aggiornato alle







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