UN MINISTRO trasformato in un dolce gattino. Ebbene sì: i gatti, ovvero gli acchiappa-like per eccellenza, sono stati sdoganati anche in politica. Ma non è stata un’astuta mossa di propaganda, come fu quella di Silvio Berlusconi che si fece immortalare con in braccio agnellino e biberon seduto su un prato. È successo per errore anche in Pakistan, dove nei primi istanti di una conferenza stampa trasmessa in diretta su Facebook, un ministro si è presentato al mondo con tanto di baffi, nasino rosa e orecchie da felino. Un fuori programma che ha trasformato un momento istituzionale in un clamoroso epic fail social in grado di fare il giro del mondo in poche ore.

Tutta colpa dei filtri facciali messi ormai a disposizione da ogni rete sociale. Ci permettono di immortalare gli amici o di auto-ritrarci con le sembianze di un animale, rendendo ogni foto “pucciosa”, tenera. Una croce per alcuni, una delizia per altri. Come non ricordare, ad esempio, le vicissitudini di Candy Candy Forza Napoli, nickname di un’utente di Facebook che nella proprio foto profilo sfoggiava candidamente delle orecchie da coniglio per le quali fu redarguita in malo modo dalla responsabile della pagina dell’Inps. “Se si fa i selfie con le orecchie da coniglio, può anche chiedere un pin”, le sbottò contro la funzionaria, esasperata dalle richieste in merito al reddito di cittadinanza. Ma checché se ne dica, a questi buffi ritocchi, è difficile resistere. Parafrasando un versetto del Vangelo potremmo dire: “Chi non li ha mai provati, scatti la prima foto”. 

Proprio uno di questi filtri, in particolare il “filtro gatto”, è stato dimenticato attivo, o attivato per errore, dalla persona che venerdì scorso ha trasmesso in streaming sul social di Mark Zuckerberg una conferenza stampa indetta dal Movimento per la Giustizia del Pakistan, formazione centrista e nazionalista al governo del Peshawar. La diretta è andata in onda sulla pagina ufficiale del partito. All’evento partecipavano Shaukat Yousafzai, ministro dell’informazione, e altri politici. Ed ecco che, nei primi istanti live, orecchie e baffi sono spuntati sui volti dei funzionari governativi. L’errore è stato corretto poco dopo, grazie alle segnalazioni divertite degli utenti collegati. Ma, nonostante le apparenze, quasi nulla è effimero online e quei momenti sono stati catturati per sempre grazie a dita celeri e impietose.

Screenshot che sono rimbalzati su Twitter e Facebook di bacheca in bacheca, diventando perfetto materiale per i meme più disparati. “Non sono stato il solo, anche altri due ufficiali accanto a me sono stati colpiti dal filtro gatto”, ha scherzato in un primo momento Yousafzai. Uno strumento democratico, a quanto pare. Ma la notizia è diventata talmente virale che il partito ha deciso di chiarire la vicenda con un comunicato ufficiale, catalogando l’episodio come “errore umano”, precisando che prenderanno tutti gli accorgimenti necessari perché l’accaduto non si verifichi mai più, e aggiungendo: “Siamo dei pionieri su Facebook in Pakistan”. Anche quando si tratta di sdoganare i gattini in politica. (r.r.)
 


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