LA PIRATERIA torna a crescere nelle abitudini degli utenti internet mondiali, dopo anni di declino. In particolare, cresce per la prima volta in quasi dieci anni il traffico “torrent” globale, a quanto riporta un nuovo studio Sandvine. E secondo gli esperti non ci sono dubbi: a causare il ritorno del vecchio peer to peer è la tendenza delle grandi piattaforme streaming ad offrire sempre più esclusive di film, serie tv, partite di calcio (Netflix, Sky, Mediaset, Timvision, Infinity, Dazn, per citare quelle nostrane, anche se il fenomeno è globale). E così gli utenti, per non spendere in abbonamenti multipli a questi servizi sono tentati a tornare a installare i client torrent. 

Il ritorno è quindi della pirateria video (non musicale). Al solito fatta tramite client torrent (che permettono il download e la condivisione “peer to peer” di file di ogni tipo). Bittorrent è il software storico, per questo servizio, ma ce ne sono anche altri (come Qbittorrent e uTorrent). Adesso ben il 22 per cento del traffico “upstream” (di invio dati) è basato su file-sharing (peer to peer), per il 97 per cento via torrent, nel mondo. Nella zona Emea (Europa, medio oriente, Africa), si sale al 32 per cento. In leggera crescita a livello globale ed Emea rispetto all’anno scorso, per la prima volta dopo anni di declino, causato soprattutto dall’espansione globale di Netflix, i video di Amazon e altri servizi analoghi. È lo stesso Cam Culler di Sandvine a puntare il dito contro le politiche di queste piattaforme di streaming, per spiegare la crescita del peer to peer: “sempre più stanno producendo contenuti esclusivi”, dice. 

Concorda Bruno Pellegrini, esperto di media digitali, ceo di Loquis e fondatore (nel 2004) di una delle prime piattaforme live streaming italiane (TheBlogTv): “Il panorama dei diritti tv costringe l’utente ad un abbonamento multipiattaforma. Chi è appassionato di Serie TV non può fare a meno di avere almeno due abbonamenti. Così come il tifoso di calcio. Per gli amanti del cinema è ancora peggio: non c’è certezza alcuna di quando e dove potranno trovare quel film che tanto avrebbero voluto vedere al cinema… Risultato: il costo mensile medio è aumentato senza che sia aumentata la soddisfazione dell’utente”. Continua Pellegrini: “Per esempio, The game of thrones, esclusiva Sky è una delle serie tv più scaricate sul torrent. Seguono Arrow, Suits (esclusiva Mediaset premium). Un altro esempio è Vikings: le prime quattro stagioni sono su Netflix, ma il resto della serie è su TIMvision oppure bisogna aspettare che la quinta stagione arrivi su Rai 4. Per alcuni degli amanti di queste serie, oltre alla questione abbonamento, c’è la questione tempo. Alcune di queste serie sono disponibili su torrent, con sottotitoli, almeno sei mesi prima della loro disponibilità televisiva”. C’è un altro problema: il dispositivo di accesso ai contenuti. “Seppur SkyGo abbia fatto passi in avanti su questo fronte (introducendo il download su alcuni contenuti), rimane molto più facile e veloce scaricarsi una serie tv dal torrent e vedersela quando si ha voglia. Senza limiti di device autorizzati, con una migliore compressione e spesso molto prima di quanto questa serie sia disponibile legalmente”, conclude Pellegrini.  

“Lo studio Sandvine non mi sorprende affatto e dimostra, a mio modo di vedere, che le politiche di esclusiva che i fornitori di servizi impongono per via contrattuale siano in realtà in grado di danneggiare la libera circolazione dei contenuti anziché favorirla”, concorda Fulvio Sarzana, avvocato esperto di copyright e media digitali. 

“La riforma del copyright, in corso nella normativa europea, resta in questo solco e anzi peggiorerà questo problema. Come dimostra la scelta dei legislatori europei a mantenere i vincoli del geoblocking nel settore del copyright. A lungo andare questa politica di offerta si rivelerà un boomerang nei confronti degli stessi fornitori di contenuti”, prevede Sarzana. 
 

Diversa è l’esperienza del settore musicale, “dove la pirateria si è ridotta del 20 per cento nel 2015 non appena l’industria ha stabilito il lancio contemporaneo degli album in tutto il mondo”, chiosa Enzo Massa, presidente di Fimi, la Federazione industria musicale italiana.
 

Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non riceviamo finanziamenti pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:.
Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.

Mario Calabresi
Sostieni il giornalismo
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/tecnologia/rss2.0.xml