BANGKOK – Daitari Naik non è mai andato a scuola, ma era riuscito laddove ingegneri e politici non avevano nemmeno provato. In silenzio, a 70 anni suonati, tutta a mano e con l’aiuto saltuario dei fratelli, aveva creato una deviazione di 3 km lungo un ruscello del grande fiume Gupta Ganga che scorreva a monte del villaggio di Keonjhar in Orissa, lo Stato dell’India Orientale sul golfo del Bengala, celebre per la sua cultura tribale e i numerosi templi indù. Ha impiegato 4 anni, strappati alle ore di riposo dal suo lavoro già faticoso di bracciante o muratore a giornata senza speranza di pensione. Non ha usato nessuna ruspa o martello pneumatico, solo una zappa e un’asta di metallo per staccare le zolle come fa da secoli la sua tribù dei Bhuyan.

Quando divenne una specie di eroe. Quando un giorno di primavera del 2018 gli altri abitanti videro per la prima volta l’acqua scendere e diffondersi in rivoletti sui campi da sempre aridi, Daitari divenne una specie di eroe. La voce della sua impresa si diffuse in lungo e largo dallo sperduto Banspal dov’è ancora la sua povera casa alla capitale dello Stato e dell’India. E’ stato il presidente della Repubblica in persona all’inizio di quest’anno a onorarlo del Padma Shri, una delle massime onorificenze nazionali “per il suo fulgido esempio di abnegazione e sacrificio verso la collettività”.

Le promesse della Politica. Ma passato qualche mese dalle numerose promesse dei politici di continuare il suo lavoro con fondi pubblici e di dargli una casa degna di quel nome, le cose a Keonjhar invece di migliorare sono peggiorate. L’acqua fatta scendere dal fiume non è incanalata e va in gran parte a disperdersi o ad accumularsi in stagni, ma per Daitari la delusione è doppia. A più di un giornalista ha ripetuto che il premio è diventato da quella “benedizione” che sembrava per lui e il villaggio, una maledizione per lui e la famiglia.

La sua celebrità a confronto con il sistema castale. Naik non cercava gloria, lo aveva fatto per la sua famiglia e i suoi vicini perché nessun altro muoveva un dito pur lamentandosi della siccità. Ma per capire come mai il premio gli si è ritorto contro bisognerebbe conoscere meglio la mentalità delle aree rurali indiane dove se qualcuno diventa famoso, un “big man”, sale immediatamente di “casta”, se non nel senso religioso, sociale. Sentiamo dalle sue parole come mai si è deciso ad annunciare pubblicamente di voler restituire il premio al governo. “In precedenza – ha raccontato ai cronisti di News18 sotto una capanna col tetto di amianto dove vive in frazione Talabaitarani – ricevevo regolarmente chiamate di lavori manuali e guadagnavo abbastanza per i pasti quotidiani della mia famiglia. Dal giorno in cui sono stato onorato con un premio Padma Shri, la gente qui ha iniziato a dire che il governo mi aveva reso un grande uomo e quindi sarebbero stati imbarazzati a continuare a darmi lavori umili”.

Il premio appeso alla parete di fango della sua capanna. La pergamena del premio è appesa in una cornice nuova sulla parete di fango della sua capanna, ma Daitani dice di non esserne più orgoglioso. “Ho detto a tutti qui attorno che non voglio essere un grande uomo con un grosso riconoscimento del governo. Gli ho detto che tutto ciò di cui ho bisogno è di continuare a guadagnare il pane per me e la famiglia col lavoro manuale come prima. Ma nessuno sembra darmi retta. Allora ho deciso di restituire il premio, così perdero’ il prestigio ma potro’ mangiare. Cosa dovrei fare senno’, leccare l’onorificenza per sfamarmi?

Nemmeno le promesse gli bastano più. Non solo non gli hanno dato una casa in cemento come giuravano prima, né un posto di lavoro a lui e ai figli. “Nel mio villaggio non c’è nemmeno un centro “anganwadi” (per l’assistenza all’infanzia) –  ha detto – “Non c’è nessuna strada che colleghi il mio villaggio alla città durante i monsoni.” Dopo il suo annuncio di voler restituire il titolo, il caso di Daitani Naik è tornato all’attenzione dei politici che hanno nuovamente promesso di dargli una casa e un aiuto finanziario. Ma l’operaio è scettico.  Quando divenne celebre come “l’uomo del canale” c’erano stati diversi casi di eroismo individuale tra i più poveri finiti nel dimenticatoio. Il più noto fu quello di Dasrath Manjhi, chiamato “L’Uomo montagna”, un Fuoricasta dalit del distretto di Gaya in Bihar che dal 1960 al 1982 per 22 anni scavo’ da solo con martello e scalpello una collina rocciosa per ricavare una strada di poche centinaia di metri che abbrevio’ da 55 a 15 km il tragitto da Atri e Wazirganj.

Quei pochi minuti di applausi. Lo fece per onorare la memoria di sua moglie morta per non aver potuto ricevere in tempo assistenza medica. Dasrath fu celebrato come un eroe solo nel 2006, un anno prima della sua morte. Per pochi minuti il primo ministro del Bihar lo fece sedere perfino al suo posto tra gli applausi del pubblico e quando morì gli fecero un funerale di Stato, oltre a diventare protagonista di diversi film sulla sua vita. Dasrath non ha mai ricevuto né soldi né un premio come successo a Naik, ma ispiro’ altri ad emularlo. In Orissa lo scorso anno il 45enne Jalandhar Nayak ha completato usando come lui piccone e martello una strada di 15 km per collegare il suo villaggio di Gumsahi alla strada principale che porta alla città di Phulbani per poter permettere ai figli e altri bambini locali di andare a scuola.


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