ROMA – Sfollati nelle foreste, morti di stenti: nello Stato dell’Uttar Pradesh, i dalit, dopo essere stati buttati fuori dalle proprie case (le autorità forestali hanno demolito le abitazioni dei più poveri, risparmiando invece quelle delle caste elevate) sono in estreme difficoltà ed hanno bisogno di aiuto. Rimasti senza casa – si apprende da AsiaNews – si sono accampati nelle foreste, alla mercé degli animali della giungla. I bambini non hanno accesso all’istruzione e fanno lunghissime distanze a piedi per andare a lavorare (basti pensare che il pozzo d’acqua più vicino dista quattro chilometri). L’allarme è del gruppo Peoples’ Vigilance Committee on Human Rights (Pvchr), Ong di Varanasi che difende e sostiene i dalit.

L’appello. L’Ong sta chiedendo aiuto alle autorità nazionali e internazionali. Per “sostenere i bambini più poveri che rischiano di morire, patiscono fame, torture e trasferimenti forzati come sfollati interni”. Secondo quanto da loro denunciato, i dalit hanno subito diversi episodi di violenza da parte della polizia e la demolizione di decine di case nel distretto di Sonbhadra, in Uttar Pradesh, abitate dagli “intoccabili”, i dalit, appunto, e da musulmani.

La demolizione delle case.  Le autorità statali hanno requisito i terreni delle popolazioni tribali che si trovavano nel villaggio di Dakhin Tola, nell’area di Churk Bazar, rivendicandone la proprietà. Cinquanta famiglie sono state sfollate nel settembre 2017, altre 35 nell’agosto di quest’anno, aiutati da uomini del Pac, una formazione para-militare. Sono in atto, insomma, discriminazioni sociali e religiose che violano la legge. Oltre ai diritti hanno ovviamente, secondo la legge, degli obblighi come proteggere la biodiversità e conservare le risorse della foresta. Le demolizioni sono avvenute senza alcun preavviso.


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Mario Calabresi
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