ROMA – “Inspiegabile e ingiustificabile leggerezza” il comportamento del Getty Museum che acquistò la statua di Lisippo sulla base di pareri sulla sua lecita provenienza espressi solo dai consulenti del venditore nonostante “l’autorevolissimo partner” che aveva affiancato il Getty nella trattativa, il Metropolitan Museum di New York, si fosse sfilato nutrendo “perplessità”.

Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni di conferma della confisca della statua che è esposta da anni al Getty Museum di Malibù, in California. La Suprema corte aveva infatti respinto integralmente il ricorso presentato dai legali del museo Getty per la restituzione della statua, contesa da anni tra l’Italia e l’istituzione statunitense. L’istanza si opponeva alla decisione del gip di Pesaro di confiscare il bronzo risalente al IV sec. a.C. “Il Lisippo deve ritornare in Italia, è l’ultima parola della giustizia italiana”, aveva detto il pm di Pesaro Silvia Cecchi che ha seguito la lunga battaglia giudiziaria.
 


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Mario Calabresi
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