ROMA – Si è tenuta oggi presso la Sala della Stampa Estera a Roma, la presentazione di United Against Inhumanity, una campagna internazionale che denuncia la costante violazione delle norme e degli standard adottati dopo la seconda guerra mondiale per rendere il mondo un posto più sicuro per le vittime di conflitti e i rifugiati. La campagna non accetta l’idea di un mondo in cui  guerre indiscriminate e spostamenti forzati siano diventati la normalità e chiede a tutti i governi e le parti in conflitto di assumersi la responsabilità di proteggere i civili dagli orrori della guerra e dagli esodi forzati. La missione di United Against Inhumanity è incoraggiare la società civile a denunciare le parti belligeranti, i loro finanziatori, i governi e le organizzazioni internazionali, tramite azioni congiunte a livello locale, regionale e internazionale.

I profughi nel mondo sono 68,5 milioni. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), nel 2018 il numero di persone costrette ad abbandonare la propria casa ha raggiunto i 68,5 milioni. “La comunità internazionale non è riuscita a sviluppare una risposta volta a proteggere queste persone e comunità”, dice Antonio Donini, co-fondatore di United Against Inhumanity. “Parafrasando Hannah Arendt, potremmo dire che viviamo in un mondo dove gli esseri umani hanno cessato di esistere. Le nostre società hanno scoperto la discriminazione come arma letale per uccidere uomini, donne e bambini senza spargimento di sangue. I passaporti – o la loro mancanza – non sono più documenti di riconoscimento: sono diventati strumenti di discriminazione sociale di separazione fra i salvati e gli annegati”. “E’ messa in l’esistenza e il ruolo di uomini e donne, che oggi sono un problema, con i loro dolori e le loro speranze”, ha sottolineato il direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio. “Ci troviamo di fronte ad una china inesorabile, con un sistema mediatico quanto meno distratto, se non prono. A tutto questo – ha aggiunto Tarquinio – va eretto un muro. Un muro di idee”

Il Rapporto. Il Rapporto “Asylum Criminalisation in Europe and Its Humanitarian Implications di United Against Inumanity cerca di fare chiarezza sulle politiche attraverso le quali l’Unione Europea nel suo insieme e vari Stati membri individualmente, hanno perseguito programmi per scoraggiare l’arrivo e la mobilità delle persone, fino ad arrivare a una vera e propria criminalizzazione dell’immigrazione. Tra queste vengono identificate il rafforzamento dei controlli alle frontiere e delle operazioni militari in mare e in paesi terzi; il trattamento inumano dei richiedenti asilo che si trovano già nell’Unione Europea; l’approvazione di leggi e regolamentazioni che ostacolano le ONG nelle loro operazioni di salvataggio in mare e il loro accesso a strutture di accoglienza e detenzione e a zone di transito tra i confini; lo sviluppo, da parte di numerosi politici europei, di una narrativa basata sull’idea di “crisi migratoria”, nonostante il numero effettivo di persone che cercano rifugio sia considerevolmente diminuito rispetto al 2015.

Le campagne diffamatorie. In relazione a quanto accaduto in Europa e nel Mediterraneo, United Against Inumanity sottolinea che è molto preoccupante che l’UE e vari stati membri abbiano investito molto in programmi e narrative che demonizzano altri esseri umani. Ed è altrettanto preoccupante che il personale umanitario, i cittadini e altri individui che si impegnano per salvare e assistere persone, siano criminalizzati e sottoposti a campagne diffamatorie volte a contrastare i programmi di assistenza e le iniziative di solidarietà.

La risposta della società civile. Diverse le iniziative che singoli cittadini e organizazioni hanno posto in essere per contrastare la criminalizzazione dell’immigrazione nell’UE. Ad esempio il monitoraggio e la documentazione di casi di violazione dei diritti umani dei richiedenti asilo. O ancora l’utilizzo delle informazioni raccolte da parte di alcune organizzazioni attraverso le iniziative di monitoraggio per la segnalazione ai tribunali internazionali e commissioni UE. Molte in tutti i paesi dell’Unione europea le campagne di sensibilizzazione mirate a mettere in evidenza l’emarginazione sociale come conseguenza della criminalizzazione del diritto di asilo. “Lo scopo di United Against Inhumanity è di suscitare e canalizzare questa indignazione perchè cessi la disumanizzazione di chi è costretto a fuggire e ottenere un minimo di rispetto  dei valori umani fondamentali da parte degli stati” conclude Kostas Moschocoritis, Segretario Generale di INTERSOS, una delle ONG italiane che hanno aderito a United Against Inhumanity.

* Stefania Donaera – INTERSOS


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