MILANO – San Siro è una regola: chi gioca in casa “deve” sempre vincere. Il potere logora chi ce l’ha? Si diceva così. Ma è vero? L’Inter rispetta le regole, se no chi lo sente uno come Spalletti. Parte forte, segna, ma poi tira un po’ troppo a campare, e il tecnico quasi si arrabbia, anzi si arrabbia. Il Cagliari ha gamba e idee, gli manca però forza negli ultimi metri. Davanti a Handanovic, spesso messo in difficoltà dal pressing isolano, si scioglie. L’Inter è pazza e va amata, dicono i suoi tifosi. Quando il Cagliari sembra accentuare la sua pressione dopo che Candreva si è mangiato il raddoppio, arriva la fiondata di Politano. L’Inter insomma apre il match, vive di rendita, rischia e allora lo chiude.

E’ la sera di Lautaro Martinez, il tanto atteso attaccante che aveva fatto fuoco e fiamme in pre-campionato. E l’argentino, che il “gemello” Icardi guarda dalla panchina, non tradisce le attese. E’ la sera anche di Dalbert, fiore nerazzurro mai sbocciato, probabilmente messo di fronte alle sue responsabilità. Anche lui, richiamato e sollecitato, fa bene. Sono loro con una giocata di alto livello a firmare la prima parte di gara. Traversone del secondo e stacco imperioso del primo. L’Inter parte forte, per intensità, spinge sui lati dove sia Politano che Candreva regalano ritmi che mettono in difficoltà gli esterni ospiti.

L’avvio ad alta velocità firma la prima parte: al 12′ Dalbert riceve al limite dell’area, si porta il pallone in fascia e dipinge un arcobaleno perfetto, su cui Lautaro stacca in anticipo sull’ex Andreolli e batte – con un diagonale aereo di testa – l’incolpevole Cragno. Il primo tempo però è tutto in questa fiammata. Il Cagliari in mezzo tiene autorevolmente, col passare dei minuti trova le contromisure sui lati, Spalletti richiama soprattutto la sua linea mediana, perché Borja il costruttore quasi mai viene cercato, si preferiscono gli esterni, Nainngolan fa poco filtro e Gagliardini latita. Meglio allora Barella, meglio Ionita in appoggio alle punte, peccato che il Cagliari in area viva tutto in un tiro diagonale di Sau, da posizione impossibile: alto. 

Maran allora gioca la carta di Joao Pedro, dopo il riposo: il brasiliano  mette un po’ a soqquadro la trequarti, con il suo moto perpetuo applicato a una buonissima tecnica. Lui si accende, ma si spegne Pavoletti. E il Cagliari rimane sterile, di fatto. Il pareggio di Dessena arriva, ma è viziato da un palese fallo di mano che scatena le ire del capitano sardo perché sanzionato con un cartellino giallo. Lo scampato pericolo scuote l’Inter per chiuderla. Nella più classica e bella delle azioni di rimessa, poco prima, Nainngolan con un tocco d’autore aveva messo Candreva davanti a Cragno. Un rigore in movimento parato dal promettente estremo sardo. 

Spalletti chiama Perisic, ma chi esce tra i due esterni? Fuori Candreva, resta Politano – per l’Inter è una fortuna – e l’ex Sassuolo saggia l’abilità di Cragno con due conclusioni dalla distanza parate. Poi – strano il calcio – uno stop completamente sbagliato gli apparecchia il sinistro. Una fiondata! Palla che sbatte sul palo e si infila, imparabile. Due a zero. L’Inter sale al terzo posto. Maran non pianga: ha una squadra viva,  punita in modo davvero eccessivo, nel risultato.

INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, De Vrij, Miranda, Dalbert; Gagliardini (57′ Brozovic), Borja Valero (82′ Vecino); Candreva (70′ Perisic), Nainggolan, Politano; L.Martinez.   All.: Spalletti.
CAGLIARI (4-3-1-2): Cragno; Srna, Andreolli, Klavan (46′ Pisacane), Faragò; Dessena, Bradaric (60′ Joao Pedro), Barella; Ionita; Pavoletti, Sau (71′ Farias).  All.: Maran.
ARBITRO: Massa.
MARCATORI: 12′ L.Martinez, 89′ Politano.??
NOTE: Ammoniti: Dalbert (I), Andreolli, Bradaric, Pisacane, Dessena (C). Recupero: 1’pt-5’st
 


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