MILANO – L’Inter fallisce anche il secondo obiettivo stagionale: la Coppa Italia dopo la mancata qualificazione agli ottavi di Champions League. In meno di due mesi la stagione nerazzurra ha preso una piega decisamente negativa. Ormai rimane solo la necessità di difendere il terzo posto in campionato oltre alla possibilità di fare strada in Europa League. Ed è proprio alla posizione in campionato che si aggrappa Luciano Spalletti. In questo momento è la zona Champions, con un gradino più in alto rispetto alla scorsa stagione conclusa al 4° posto, la fortezza da difendere in queste settimane di assedio alle certezze nerazzurre.

APPIGLIO TERZO POSTO – Il 3° posto rappresenta l’appiglio al quale dovrebbe essere legata la permanenza di Spalletti sulla panchina nerazzurra fino al termine della stagione. Al termine della partita di ieri è andato in scena un confronto tra allenatore e dirigenza a San Siro. Difficilmente ci saranno mosse immediate perché la proprietà cinese spera non siano necessari scossoni per difendere la posizione Champions, fondamentale dopo la lunga rincorsa al break-even di bilancio necessario per uscire dal settlement agreement del fairplay finanziario che finirà al termine di questa stagione (per questo motivo Suning aveva posto come traguardo il passaggio agli ottavi, fallito invece a dicembre). Un esonero adesso aggiungerebbe ulteriore tensione in una fase già molto calda per il mercato di gennaio durante il quale Perisic è arrivato a un passo dalla cessione.

L’OMBRA DI CONTE – Ma altrettanto difficilmente l’orizzonte di Spalletti andrà al di là della fine di questa annata. L’ombra di Antonio Conte è sempre più vistosa, al di là della passeggiata di ieri in centro a Milano, dove è stato intercettato dalle telecamere di BeIn Sports. L’ex Ct azzurro considera l’Inter la prima scelta in Italia. E dal momento che ha voglia di tornare ad allenare in Italia la sua strada è molto vicina a quella del club nerazzurro dove costruirebbe un asse solido con Marotta come ai tempi della Juventus.

Più solido rispetto a quello che l’ad interista potrebbe edificare con Spalletti. Il tecnico toscano sta pagando anche la scelta di aver voluto il pupillo Nainggolan a Milano. Proprio l’indonesiano ha fallito il rigore decisivo. Ma le colpe sul mercato non sono solo sue. Emblematico l’errore di Lautaro che aveva già fallito una palla gol nitida in precedenza. Come successo contro il Psv nella rovinosa serata dell’uscita di scena dalla Champions.


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Mario Calabresi
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