LAMPEDUSA – Ho visto persone strette in un gommoncino bianco e la paura che arriva in un attimo all’avanzare di una motovedetta libica. Ho ripreso giovani soccorritori tendere la mano ai migranti e portarli in salvo. Ho registrato un comandante testardo disubbidire un ordine di fermarsi in un mare in tempesta.

Lunedì mattina lo specchio d’acqua davanti alla Libia era calmo. Un leggero venticello spingeva da sud. La nave Mare Jonio apriva la strada, seguita dalla barca a vela di supporto Raj su cui ero io e parte del team di salvataggio, prima dell’intervento. Con i binocoli si scrutava l’orizzonte, senza successo. La Mare Jonio riceve una segnalazione, probabilmente dall’areo di Sea Watch Moonbird, di un gruppo di migranti in difficoltà. Dopo le 12 arriva un segnale che molti a bordo interpretano come una conferma: un veivolo della missione Sophia ci passa sopra la testa e va a Sud.

Cos’è questa domanda? Scopri il progetto Europe talks e leggi l’Informativa privacy completa in italiano

Siamo in acque internazionali, in zona Sar libica. Sulla Raj seguiamo la nave del progetto Mediterranea. Alle 15 e 20, via radio, dall’imbarcazione principale, il capo missione Luca Casarini dice che la guardia costiera libica ha comunicato che si sta occupando di una barca in difficoltà e che la Jonio prosegue la rotta verso est senza raggiungere quell’imbarcazione. Intanto Moonbird passa sopra le nostre teste.

Siamo tra Zuara e Tripoli, 40 miglia circa dalla Libia. Alle 16 e 20 arriva il segnale di prepararsi: ci sono migranti in difficoltà a poca distanza. Indossiamo giubbotti di salvataggio e caschetti, sale l’adrenalina. Intorno alle 17, dalla Jonio partono due gommoni verso la barca a vela: nel primo ci salgono 4 persone dalla Raj e si dirigono subito verso il gommone con i 49 migranti a bordo. Poco dopo arriva un altro gommone e ci salgo assieme ad altri membri di Mediterranea: andiamo sulla Jonio.

Dalla nave vedo bene l’imbarcazione dei migranti: sono molti in poco spazio, adesso indossano tutti i giubbetti di salvataggio. I gommoncini dei soccorritori fanno la spola e portano i migranti a bordo. Casarini comunica l’intervento e la posizione al centro di coordinamento di Roma, alle 17 e 23. Subito dopo chiama il centro di coordinamento libico: la prima chiamata va a vuoto, alla seconda qualcuno risponde e dice di mandare una mail.

Quando sono tutti in salvo si avvicina una motovedetta libica. Sale la tensione tra l’equipaggio, i volti dei migranti si tramutano: hanno paura, un ragazzo trema. Ma non succede nulla: i militari non danno nessun ordine, si dirigono verso l’imbarcazione dei naufraghi ormai vuota, prendono il motore e gli danno fuoco. Si tira un sospiro di sollievo e si fa rotta verso nord per tentare di scappare a una perturbazione che arriva da ovest. Io resto sulla mare Jonio: l’equipaggio conta i migranti, dà le prime cure, distribuisce vestiti e coperte. È tutto tranquillo, ma ancora per poco.

La nave continua la sua rotta verso l’Europa. Il mare, ogni ora che passa, si increspa sempre di più: dormire è impossibile. Molti hanno nausea. La prua è puntata verso Lampedusa. Le onde sono alte tre metri e il sole comincia a sorgere quando arriva una comunicazione radio del pattugliatore Paolini della Guardia di finanza: “Fermate i motori”. Il comandante non esita un minuto: “Non possiamo farlo, rischiamo la vita”. E prosegue per cercare riparo vicino Lampedusa. Subito dopo Casarini chiama la guardia costiera e gli comunica che la situazione è delicata: “Abbiamo una persona che sta molto male e 12 minori”.

Non si riesce a stare in piedi, i marinai imprecano e rimangono sbalorditi per l’ordine arrivato dalla finanza. Dopo poco arriva l’ok della guardia costiera a ripararsi in fonda a Lampedusa, ma le fiamme gialle fanno sapere che le loro disposizioni rimangono invariate. Tiro, assieme ai migranti e ai soccorritori, un sospiro di sollievo. L’isola è lì a due passi: ci si prepara al braccio di ferro col Governo.

Lo stallo c’è, ma per fortuna, dura poco: per due volte arriva la Finanza a bordo, controllano i documenti e firmano un verbale in cui non fanno nessun rilievo. Di sera arriva la notizia: si entra in porto. Negli occhi dei 50 migranti, rannicchiati a poppa, vedo la felicità di chi si è lasciato l’inferno alle spalle. In quelle dell’equipaggio, invece, c’è preoccupazione: non sanno cosa gli succederà. E non lo sanno neanche adesso, quando la mare Jonio ha gettato le cime al porto di Lampedusa. 


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml