UNO SCHERMO e nient’altro. Questo è quello che ci si trova di fronte quando si prende in mano il nuovo iPad Pro. Appena presentato da Apple a New York e in arrivo nei negozi il 7 novembre, il tablet rappresenta un punto di svolta nella categoria, sia per l’azienda che lo produce che per il segmento di mercato. E’ un prodotto anche simbolico, che abbandona ogni pulsante fisico sul frontale (ma quelli del volume laterali rimangono) e porta l’utente ad interagire solo con le mani, la voce e il volto. Il Face ID arriva anche su un dispositivo post-pc, di fatto reinventando il tablet, che diventa sempre più personale. Un salto importante, che svela la strategia di Apple sul computing portatile più di quanto faccia l’altro dispositivo mobile mostrato a New York, il nuovo Macbook Air. Nell’iPad c’è il meglio dei risultati di ricerca industriale, design, tecnologia di architettura di sistema svolto negli ultimi dieci anni a Cupertino. 

iPad Pro: com’è fatto
Tecnicamente, il nuovo iPad Pro è quello che con un linguaggio poco tecnico si potrebbe definire “una belva”. Dentro ha un chip principale che è l’evoluzione diretta di quello appena visto nei nuovi iPhone, si chiama A12 X Bionic ed è accompagnato da un processore grafico indipendente che moltiplica per mille le prestazioni visive dell’iPad originale. La nostra prova è stata effettuata sulla versione top di gamma, con il display da 12.9 e un terabyte di archiviazione. Questa versione da 1tb, stando ai benchmark, è dotata di 6 gigabyte di Ram. Le versioni con meno spazio di archiviazione si fermano a 4, probabilmente perché Apple ha pensato che la memoria in più potesse servire a chi ha bisogno, su un tablet, di così tanto spazio di storage. E nell’uso di app intensive come Premiere e Photoshop, questa differenza si sente.

Un design ”magnetico”
Esteticamente, l’iPad Pro ha un magnetismo “kubrickiano”, (i magneti torneranno spesso in questa recensione). E’ un dispositivo più sottile e leggero dei precedenti Pro, le dimensioni dei nuovi Pro sono del 25% inferiori eppure gli schermi mantengono le stesse proporzioni, anzi nel caso dell’11”, aumentano di mezzo pollice. Con uno spessore da 5,9mm e angoli arrotondati dentro e fuori la cornice dello schermo, il nuovo iPad Pro è rettangolare eppure non squadrato, perfettamente simmetrico, misterioso come il monolite di 2001 con il display spento ma con uno schermo senza confini una volta acceso. E’ un Liquid Retina display, stessa tecnologia vista nell’iPhone XR. E’ obiettivamente un display molto bello, la risoluzione rimane di 2732 x 2048, i sistemi di miglioramento visivo ProMotion e True Tone sono ormai asset di Apple e su una superficie così estesa il rendimento è al massimo. 

Questo nuovo Pro mostra probabilmente il design complessivo che più si avvicina all’idea originale del tablet Apple, concepita quando c’era ancora Steve Jobs, che mostrò al mondo il primissimo iPad nel 2010. Ed è molto significativo che non ci sia più il tasto “home”, quello centrale, a dire subito all’occhio quale sia l’altro e il basso, la destra e la sinistra dell’iPad. Qui il concetto è prenderlo, da qualunque direzione e angolazione, e semplicemente usarlo dopo averlo attivato con un tap sullo schermo: l’orientamento verticale “naturale” dell’iPad come lo conosciamo qui diventa solo uno dei possibili modi di usare il tablet, che non avendo una “dimensione di riferimento” lascia che sia l’utente a dargliene una a seconda di come lo prende: qui c’è una piccola magia che funziona grazie al Face ID, lo stesso meccanismo biometrico degli iPhone della serie X: l’iPad Pro si sblocca sia che lo si tenga in verticale che in orizzontale, è sufficiente un tap sullo schermo per attivare il riconoscimento ottico. Di fatto la rimozione del tasto home fisico aggiunge naturalezza all’esperienza d’uso. Non avere pulsanti da premere è un cambiamento concettuale notevole che semplifica l’esperienza d’uso e annulla almeno una barriera tra individuo e dispositivo tecnologico. 

Dal punto di vista operativo, il tablet si controlla come l’iPhone X: quello che si faceva col tasto centrale ora si fa con uno “swipe” dal basso, tutto il resto sono gesti e movimenti  completamente su schermo. Solo per usare Apple Pay o confermare un acquisto sull’App Store si torna ad utilizzare il tasto fisico laterale. Il difficile una volta presa confidenza con il Face ID, è tornare ad usare dispositivi che non ce l’hanno. E a proposito dei bordi, ora più sottili, si nota subito una novità: non c’è più la porta Lightning, ora sostituita da una Usb-C. Significa che l’iPad Pro ora si connette direttamente ad un monitor esterno 4K e a fotocamere di ultima generazione, può utilizzare storage esterno veloce e, con la stessa porta, ricaricare l’iPhone.

Per quanto riguarda le fotocamere, davanti c’è il sistema Truedepth che permette al Face ID di funzionare (7 megapixel) e dietro una 12 Mpx che però rispetto al Pro di precedente generazione, perde la stabilizzazione ottica, scelta curiosa vista la vocazione per la realtà aumentata del nuovo iPad Pro, e il modulo stesso della fotocamera che è sostanzialmente lo stesso di iPhone XR, che però ha la stabilizzazione ottica e la modalità ritratto, disponibile su iPad Pro solo per la fotocamera anteriore. Un’altra cosa che non c’è più è il jack per le cuffie: una sparizione annunciata in qualche modo, ma a a cui si può supplire con un adattatore Usb-C/audio o, abbracciando la contemporaneità, con cuffie o auricolari Bluetooth.

La matita magica 
Oltre al tocco, l’altro modo di  interagire con l’iPad Pro è attraverso l’Apple Pencil, la “matita” digitale ora completamente riprogettata. Abbiamo visto l’interno dello strumento, e dentro questo stilo bianco c’è un concentrato di tecnologia importante. Le novità della matita sono tre: si aggancia magneticamente all’iPad, che in questo modo la riconosce e ne ricarica la batteria. Ha un’area dorsale “sensibile” al tap, dal funzionamento simile ad un tasto del mouse, che offre ulteriori possibilità di controllo ed è programmabile sulla singola app. E infine, ha un grip riprogettato, non è più lucida e quindi non scivola e stanca meno la mano durante l’uso. Per fortuna Apple ha detto addio al sistema di ricarica della precedente Pencil, piuttosto scomodo (si inseriva nella porta Lightning) e che rendeva problematico usare il tablet quando la matita era scarica.

Il redesign della Pencil è ovviamente anche interno, per ospitare le bobine del caricamento wireless ed i magneti. Nel riprogettarla, gli ingegneri Apple hanno dovuto valutare che durante l’uso l’utente tende a giocare con la matita, rotearla, toccarla in più punti, e in questo caso lo strumento deve essere in grado di capire cosa sta accadendo per evitare di impartire comandi involontari o sbagliati al tablet. E così è in effetti, e funziona in maniera fluida e trasparente per l’utente. La Pencil è ora un’estensione naturale del tablet e uno strumento decisamente più maturo ed utilizzabile rispetto a quella di precedente generazione. Costa anche un po’ di più (139 euro contro 99), ma attenzione: la Pencil 1 non funziona con questo iPad, e quella nuova non va con i precedenti. 

C’è anche una nuova cover-tastiera Smart Keyboard Folio, anche qui l’agganciamento è magnetico e attraverso lo smart connector, la tastiera è piacevole al tocco ma ancora non c’è la retroilluminazione, e si può regolare l’inclinazione dell’iPad attraverso due preimpostazioni. E’ l’accessorio che ci è piaciuto meno, sicuramente ‘stiloso’ e ben calibrato, ma la corsa dei tasti è migliorabile, così come la leggibilità, e aggiunge un certo peso al tablet, che di per se è invece molto leggero e maneggevole anche nella taglia più grande, 633 grammi. 

Sintesi tra funzionalità e design
In conclusione. Dopo qualche giorno insieme al nuovo iPad Pro, è difficile scindere il risultato tecnologico dal progetto estetico. Il nuovo iPad Pro cerca e trova una sintesi tra funzionalità e design, in cui entrambe sono fondamentali e necessarie l’una all’altro. E’ un dispositivo che nei nostri test ha macinato dati, immagini Raw e video 4K ad una velocità impressionante per un tablet, e in cui l’ottimizzazione hardware/software e l’architettura del sistema giocano un ruolo fondamentale. Solo a leggere i dati dei benchmark (Geekbench), le prestazioni dell’iPad Pro in single e multicore fanno impallidire anche i processori per Pc di ultima generazione, e anche intravvedere un futuro in cui le piattaforme su cui Apple costruisce i suoi prodotti, ovvero Arm e x86, non potranno che convergere ed arrivare ad una sintesi. Tutto quello che abbiamo dato in pasto a questo iPad, da app di montaggio video, realtà aumentata, giochi “pesanti” (Civilization VI su tutti) ed editing fotografico, è stato elaborato e gestito in maniera fluidissima e senza mai incertezze. E’ certamente il dispositivo ideale per i creativi in movimento ma è ormai anche uno strumento di lavoro e di precisione perfettamente compiuto, grazie anche ad app sempre più raffinate, che siano squisitamente tecniche come i Cad o di espressione/produzione come la suite Adobe e i sequencer audio. La potenza combinata dell’A12 X Bionic, del suo Neural Engine che grazie ai processi di Machine Learning ottimizza al massimo prestazioni e performance e di un processore grafico dedicato rendono l’iPad Pro una macchina unica sul mercato, per performance complessiva, architettura, formato e qualità di applicazioni professionali e creative. E’ la Ferrari dei tablet, con un prezzo che ne riflette la collocazione sul mercato.

Cosa manca?
Il display non è HDR e non è ancora Oled, ma soprattutto nel secondo caso, sarebbero state scelte che avrebbero portato il prezzo finale del tablet oltre le stelle. Nella configurazione top, l’iPad Pro costa 2.199 euro, con la Pencil (139 euro) e la Smart Keyboard Folio (219 euro) si arriva a 2473 euro. L’opzione entry level è il Pro da 11 pollici e 64gb, 899 euro. Prezzi da top di gamma, e nel caso del modello più costoso, perfettamente in linea con quelli dei Macbook Pro di fascia intermedia. E’ qui che si va ad inserire l’iPad Pro come strumento creativo e professionale, nella transizione post-computer che definisce quest’era digitale, in cui i dispositivi si umanizzano sempre di più e le interfacce, così come gli schermi, superano i confini per arrivare a comunicare direttamente con il corpo. Con l’iPad Pro Apple reinventa il suo tablet rendendolo sempre meno un oggetto tecnologico e sempre più uno strumento naturale per chiunque. Sia che il tablet venga usato per lavorare, creare, progettare, scrivere, produrre musica o divertirsi in ambito digitale. Per leggere la stampa digitale è decisamente il miglior prodotto sul mercato, così come per il consumo di contenuti multimediali, per la qualità dello schermo e dell’audio. Ridefinire per i nostri giorni un prodotto così complesso, che deve risultare all’uso quanto più semplice possibile non era un’impresa facile, ma per Apple evidentemente non riuscirci non era tra le opzioni.


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