TEHERAN (AsiaNews) – Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti Usa contro l’Iran “hanno causato gravi difficoltà” a “tutti i livelli” della società. E oggi, rispetto al recente passato, “la vita è diventata molto difficile per la gente comune”. È quanto racconta ad AsiaNews padre Ryan Issa, 43 anni, sacerdote iraniano, da nove anni incardinato nella diocesi della Chiesa caldea di Teheran. Nato ad Urmia, capoluogo dell’Azerbaigian Occidentale, nel nord-ovest del Paese, il sacerdote non nasconde un clima di “tensione e preoccupazione” che si respira nel quotidiano fra i cittadini della Repubblica islamica. 

“Il problema non è solo economico ma culturale”. “L’economia – spiega il sacerdote – gioca un ruolo fondamentale nella nostra vita e nella nostra società, ad ogni livello”. I prezzi dei beni al consumo e degli alimenti “sono diversi da un negozio all’altro”, ma il problema non è solo economico perché tocca pure la sfera culturale. “Lo studio – racconta – ha perso valore. Molte fabbriche sono chiuse o stanno interrompendo la produzione. E lo stipendio di un normale impiegato [statale o privato] è in grado di sostenere la famiglia solo per una settimana”. All’origine dell’escalation della tensione fra Iran e Stati Uniti, che ha innescato una gravissima crisi economica nella Repubblica islamica, la decisione del presidente Usa Donald Trump nel maggio 2018 di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) raggiunto da Barack Obama. La Casa Bianca ha quindi deciso di introdurre le più dure sanzioni della storia, rafforzare la presenza militare nell’area e azzerare le esportazioni di petrolio iraniane, colpendo in primis la popolazione.

E arrivano nuove sanzioni. In questi giorni Washington ha lanciato nuove sanzioni contro la guida suprema Ali Khamenei, in seguito all’abbattimento – in acque internazionali secondo Washington, sul proprio territorio obietta l’Iran – di un drone Usa nel Golfo. In risposta, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha parlato di decisione da “ritardati mentali”. Immediata la replica di Trump, che definisce “ignoranti e offensive” le parole dell’omologo iraniano, il quale nel frattempo ha telefonato al presidente francese Emmanuel Macron, assicurandogli che Teheran “non ha interesse a innalzare la tensione e non cerca la guerra con nessuno, compresi gli Stati Uniti”.  “La minoranza cristiana – sottolinea il sacerdote caldeo – non sta certo meglio della maggioranza musulmana. Per quanto ci riguarda, a livello di cattolici le preoccupazioni maggiori riguardano l’esodo [un annoso problema che investe tutto il Medio oriente, dall’Iraq alla Siria, il Libano] continuo” che rischia di svuotare il Paese di una componente antica e radicata nel territorio. 

Il desiderio di espatriare. “L’elemento religioso, la fede nel suo complesso – afferma p. Ryan – si è indebolito. La preoccupazione, o meglio l’aspirazione maggiore per i giovani, cristiani e non, è l’emigrazione, trovare un lavoro e avere una vita norma, dignitosa, dentro o fuori dal Paese”. Le preoccupazioni della vita quotidiana, il desiderio di espatriare portano a un progressivo allontanamento dalla propria comunità: “Nelle grandi città, come avviene nella capitale – confessa – vediamo e incontriamo i giovani cristiani solo per le celebrazioni di Natale e Pasqua”. 

La geografia religiosa in Iran. In Iran vi sono circa 22mila cattolici (circa 500mila i cristiani) su un totale di quasi 82 milioni di abitanti, in larghissima maggioranza musulmani sciiti (90%, i sunniti sono poco più del 5%). Fra le varie Chiese vi sono caldei, armeni e di rito latino, che si sommano a europei e latino-americani che lavorano nella Repubblica islamica. Secondo la Costituzione iraniana (art. 13) cristiani, zoroastriani ed ebrei sono liberi di praticare il culto “nel rispetto” delle leggi islamiche. I cristiani hanno anche rappresentanti in Parlamento (Majlis).

La sensazione di isolamento diffusa. Fra i problemi che gravano sulla comunità cristiana iraniana, oltre al desiderio crescente di fuga, vi è anche “la sensazione di isolamento, di distacco rispetto al resto della popolazione”. “L’appartenenza, purtroppo, si sente molto poco a livello formale ed ecclesiale. Per questo – conclude p. Ryan – chiediamo a tutti i cattolici, soprattutto a quanti vivono in Occidente di pregare per i cristiani, per tutto il popolo iraniano e per il nostro Paese” in questo momento di grave difficoltà.


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