SONO 200 le renne trovate morte a causa degli stenti nell’arcipelago norvegese delle Isole Svalbard. Un numero ben al di sopra della media che si può spiegare solo con la carenza del cibo causata dai cambiamenti climatici. Lo sostiene l’Istituto polare norvegese che ha inviato tre ricercatori per i rilevamenti cartografici annuali nelle isole a circa 1200 km dal Polo Nord: sono stati loro a trovare i cadaveri delle renne.

Un “così alto grado di mortalità”, spiega il capo del progetto, Åshild Ønvik Pedersen non può che essere dovuto agli esiti del global warming, due volte più rapido nell’Artico rispetto al resto del globo. “Il cambiamento climatico causa piogge molto più frequenti. L’acqua caduta in abbondanza forma poi uno strato di ghiaccio sulla tundra che provoca la carenza di cibo”, chiarisce Pedersen.

Così i licheni, principale fonte di alimentazione per le renne che lo scoprono grattando il ghiaccio con gli zoccoli, diventa irragiungibile. Ad aggravare la situazione è l’alternanza tra gelo e disgelo, che può causare la formazione di diversi strati di ghiaccio fino a formare una barriera impenetrabile.

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Una morìa del genere non era mai stata registrata negli ltimi 40 anni, da quando cioè si è cominciato il censimento sistematico della popolazione di renne. Ma di pari passo al riscaldamento globale si è assistito anche un aumento della popolazione: le renne delle Svalbard – raddoppiate dagli anni ’80 a oggi, fino a raggiungere i 22mila capi – si trovano così a dover competere per la sopravvivenza con gi esemplari che arrivano dal sud delle Norvegia in cerca di cibo, sempre più scarso.


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