ROMA – Oltre cento realtà tra associazioni, sindacati, movimenti, artigiani, commercianti, centri culturali e sportivi hanno aderito alla campagna Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana – SPLAI, coniugando così l’etica con il lavoro, schierandosi in difesa dei diritti umani e contro ogni forma di discriminazione, in solidarietà con la richiesta di libertà, giustizia e uguaglianza del popolo palestinese. Ecco l’elenco degli aderenti fino ad oggi. Il 5 giugno ricorre infatti il cinquantaduesimo anniversario dalla Naksa, ovvero del giorno in cui, all’indomani della Guerra dei Sei Giorni, Israele occupò la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, portando tutta la Palestina storica sotto il controllo israeliano e intensificando quelle politiche di pulizia etnica, espropriazione e colonialismo iniziate in Palestina ancor prima del 1948.

Altri spazi liberi in Europa. Già presente in diversi paesi, tra cui Belgio, Norvegia e Spagna, dove partecipano oltre trecento soggetti, tra cui decine di amministrazioni locali, la campagna SPLAI promuove la solidarietà attiva con il popolo palestinese, attraverso la creazione di una rete di spazi che si dichiarano liberi da ogni forma di discriminazione e si impegnano a non intrattenere rapporti con istituzioni e imprese complici delle sistematiche violazioni israeliane del diritto internazionale.

Le Ong israeliane in difesa dei diritti dei palestinesi. Sono le stesse organizzazioni umanitarie israeliane a segnalare il grave fenomeno espansivo perpetrato dal governo di Netanyahu in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. L’Ong per i diritti umani B’Tselem riferisce infatti di un “aumento della frequenza e della gravità degli attacchi da parte dei coloni” contro i palestinesi nella Valle del Giordano, i quali “minacciano i pastori, li cacciano, li aggrediscono fisicamente, guidano a tutta velocità in mezzo alle greggi per spaventare le pecore, le travolgono o le rubano”, e aggiungono che “i soldati sono di solito presenti durante questi attacchi e a volte vi prendono anche parte”. B’Tselem sostiene inoltre che questi attacchi “non sono incidenti isolati, ma fanno parte della politica che Israele applica nella Valle del Giordano”.

B’ Tselem: “L’obiettivo è farli andar via ‘per scelta’ “. Lo scopo – sottolineano ancora gli attivisti dell’organizzazione israeliana – è quello di “impadronirsi di più terra possibile, spingendo i palestinesi ad andarsene. Uno scopo che viene raggiunto con varie misure, incluso quello di rendere la vita in quei luoghi così insostenibile e sconfortante da indurre i palestinesi a non avere altra scelta se non quella di lasciare le proprie case, apparentemente ‘per scelta’ ”.  Ma le comunità palestinesi sottoposte a vessazioni di ogni sorta nella Valle del Giordano sono solo alcune di quelle prese di mira dalla politica israeliana. Situazioni simili se ne possono trovare anche nei quartieri palestinesi di Gerusalemme Est occupata, come Sheikh Jarrah e Silwan.

Le demolizioni a Gerusalemme Est. L’altro giorno, era il 3 maggio, Jamie McGoldrick, coordinatore umanitario dell’ONU in Palestina, ha segnalato che le demolizioni a Gerusalemme est decise dalle autorità israeliane “sono aumentate a una velocità impressionante”: 111 strutture che appartenevano a cittadini palestinesi sono state distrutte nei primi quattro mesi del 2019. L’azione combinata della magistratura israeliana e delle organizzazioni dei coloni appare palesemente volta as espellere e rimpiazzare le famiglie palestinesi con nuclei israeliani. Non a caso, nel novembre scorso, la Corte Suprema israeliana – sottolinea il coordinatore delle Nazioni Unite –  “ha aperto la strada al gruppo di coloni Ateret Cohanim per attivare i procedimenti legali necessari ad espellere almeno 700 palestinesi che vivono nella zona di Batn al- Hawa” di Silwan. Un’altra Ong israeliana  Ir Amim – associazione israeliana che difende i diritti di tutti gli abitanti di Gerusalemme – afferma che le espulsioni sono fondamentali per “una rapida diffusione di nuovi fatti sul terreno”.

Alcune delle adesioni alla Campagna “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana”

Il birrificio Birstrò di Roma ha commentato. “La birra è fatta per il 90% di acqua. Conosciamo i problemi che hanno i birrifici palestinesi, a causa del furto e le restrizioni sull’acqua da parte di Israele. Stare dentro la rete SPLAI è stata per noi una scelta naturale. Nel nostro birrificio artigianale si diffonde una cultura rispettosa della Terra e delle Persone. La birra non si abbina con l’apartheid!”

La bottega di commercio equo solidale ExAequo di Bologna. “La nostra cooperativa sociale, che si occupa di commercio equo e solidale e consumo critico attraverso la gestione di una bottega del mondo, così come è a fianco dei diritti dei piccoli produttori dei paesi del sud del mondo e non solo, aderisce volentieri alla campagna SPLAI, poiché da sempre sostenitore della causa del popolo palestinese e dei diritti loro negati a causa di una cieca ed oppressiva politica israeliana.”

Il B&B Domu e Luna in Sardegna. La filosofia del nostro B&B è incentrata sull’accoglienza, sull’apertura e contro ogni forma di discriminazione. Per noi aderire a SPLAI significa contribuire a diffondere una cultura antirazzista e stare dalla parte degli oppressi.

Cos’è la SPLAI. E’ una delle campagne del movimento internazionale per il Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) nei confronti dell’apartheid israeliana. Nato nel 2005 da oltre 170 associazioni della società civile palestinese, il movimento BDS attua pratiche di lotta nonviolenta contro le politiche di occupazione, di colonizzazione e di apartheid realizzate dal governo israeliano. Il BDS è sostenuto da sindacati, movimenti, chiese, ONG in tutto il mondo e vi aderiscono artisti e intellettuali, tra gli altri Ken Loach, Roger Waters e l’arcivescovo sudafricano e Premio Nobel per la Pace Desmond Tutu. Ispirato alla storica lotta per l’abolizione dell’apartheid in Sudafrica, il movimento BDS si basa sul rispetto del diritto internazionale e sulla tutela dei diritti umani universali, sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e si oppone con forza a ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.
 


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