STOCCOLMA – La Juve più sarriana è stata quella degli ultimi venti minuti, quando non c’era più un solo titolare in campo (nemmeno Ronaldo): il gioco si è all’improvviso velocizzato prendendo verticalità, e gli scambi tra Dybala (schierato come falso nove), Mandzukic e Bernardeschi hanno ubriacato l’Atletico e prodotto pericoli in serie, che non sono diventati gol solamente per via delle parate di Oblak. Non solo: il terzino Cuadrado ha coperto e spinto coi tempi giusti e a centrocampo il pallone ha viaggiato alla svelta, nonostante non ci fosse più Pjanic (il regista l’ha fatto Bentancur). Ma questo non fa che infittire il mistero sulla Juve di Sarri, che nei primi 70′ è rimasta la squadra indecifrabile che avevamo lasciato due settimane fa in Asia. Con l’Atletico Madrid è arrivata la seconda sconfitta in quattro partite (e le altre due sono finite in pareggio), per quel che il risultato di questi tempi può contare. Nell’Icc, ha chiuso al nono posto (su dodici squadre). Però ad inquietare sono due cose: i nove gol già incassati e il poco sarrismo che ancora si intravvede.

La Juve non è che abbia giocato male: ha calciatori talmente forti (basti guardare le formazioni finali, a cambi fatti: l’undici della Juve era tutto di campioni, quello dell’Atletico zeppo di ragazzini) che le azioni vengono da sé, come il gol di Khedira nel primo tempo e i pali presi da Douglas Costa e Rabiot nel secondo, tutti su iniziative personali, ma quell’idea di gioco per il quale il club ha rinnegato un’intera filosofia per abbracciarne un’altra, balugina appena. E, come si è detto, è capitato soprattutto con le seconde linee, con quel tridente composto per due terzi da esuberi.

Joao Felix colpisce due volte, Juventus ko con l'Atletico Madrid 2-1

Joao Felix esulta

Nel primo tempo non si è visto molto, se non tanti calci d’angolo, un po’ di pressione e soprattutto le delizie del numero 7 con la maglia biancorossa. Joao Felix è comunque una scoperta soltanto per chi non s’era accorto dei numeri che nella stagione passata aveva sciorinato in Champions (e nel campionato portoghese) con il Benfica. E con l’Atletico non ha smesso di meravigliare, incantando i tifosi durante la tournée americana e confermandosi anche alla Friends Arena. Già elegante anche nei tocchi di palla più elementari, il diciannovenne – che nel giro di non molto scalzerà Ronaldo nel gotha del calcio portoghese e concorrerà al Pallone d’oro – ha ribadito di avere anche un senso del gol sia estetico sia pratico. Ne ha fatti due con l’incredibile naturalezza che lo contraddistingue (e non è una punta, semmai un centrocampista d’attacco), prima anticipando De Sciglio in mezza girata sul cross dalla destra di Trippier e poi fiutando il tempo e la posizione esatta del profondo lancio con lui Lemar ha scavalcato De Ligt (che non ci ha fatto una bella figura) e andandolo a trasformare in rete con una deliziosa volée di prima intenzione. Passando da Griezmann a lui, l’Atletico ha fatto un gran passo in avanti.

Joao Felix colpisce due volte, Juventus ko con l'Atletico Madrid 2-1

Gigi Buffon con Simeone

In mezzo c’era stato il gol di Khedira, segnato di prontezza con un destro in controtempo dal limite dall’area. Per il resto, la Juve è rimasta piuttosto indecifrabile. Rispetto all’ultima esibizione, vecchia di ben due settimane, s’è notata un po’ di fluidità in più nello scorrimento della palla. Inoltre, la squadra sa tenere i reparti abbastanza ravvicinati. Ma sembra tutto molto didascalico. Se le prime scelte “vere” di Sarri valgono qualcosa, Khedira per l’allenatore non è da buttar via (eppure era stato messo nella lista degli esuberi fin dalla primavera), e difatti è stato il migliore dei suoi, il più bravo a muoversi con e senza palla secondo i canoni del sarrismo. In difesa, De Ligt ha riscattato nel secondo tempo con due chiusure su Joao Felix le incertezze del primo: è stato messo prima in coppia con Chiellini e poi, per poco, con Bonucci, con cui però rischia di essere incompatibile. E in attacco non è andato affatto male Douglas Costa, che d’altronde è l’unica ala vera che Sarri ha, lui che sulle ali ci ha costruito una carriera. L’azione più sarriana della serata l’ha fatta lui, con un movimento sulla destra che ha aperto il campo a un incrocio di Higuain che, ricevuta palla nel modo giusto, ha poi sbagliato il tiro. Il Pipita comunque ha combinato pochino, così come Ronaldo, apparso lievemente nervoso.
 
Atletico Madrid-Juventus 2-1 (2-1)
Atletico Madrid
(4-3-3) Oblak – Trippier (11′ st Arias), Gimenez (11′ Felipe), Savic (11′ st Hermoso), Lodi (21′ st Sanchez) – Llorente (1′ st Thomas), Saul (21′ st Riquelme), Koke (11′ st Herrera) – Joao Felix (11′ st Correa), Morata (11′ st Diego Costa, 46′ st Saponjic), Lemar (21′ Vitolo). All.: Simeone.
Juventus (4-3-3) Szczesny (14′ st Buffon) – De Sciglio (25′ st Danilo), De Ligt (25′ st Demiral), Chiellini (1′ st Bonucci), Alex Sandro (14′ st Cuadrado) – Khedira (14′ st Matuidi), Pjanic (14′ st Bentancur), Rabiot (25′ st Emre Can) – Douglas Costa (14′ st Bernardeschi), Higuain (14′ st Dybala), Ronaldo (25′ st Mandzukic). All.: Sarri.
Arbitro: Ekberg (Sve).
Reti: 23′ pt Joao Felix, 29′ pt Khedira, 33′ pt Joao Felix.
Note: ammoniti Vitolo, Correa. Spettatori 49.752.
 
 


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Carlo Verdelli
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