ROMA – Sorridente, decisamente più del post partita di Inter-Juventus, ma soprattutto sicuro del suo futuro in bianconero. Allegri si è raccontato a “Che tempo che fa”, mostrando ancora una volta di sentirsi a proprio agio davanti alle telecamere e ai microfoni, analizzando l’arrabbiatura di ieri sera dopo il litigio con Adani. “Oggi sono tranquillo, ieri mi sono arrabbiato un po’ – ha esordito il tecnico nel dialogo con Fazio -. Ogni volta sentire la ramanzina e le spiegazioni su cosa si deve fare: sono umano. Non spiego a te come devi fare – ha aggiunto rivolto al conduttore -, poi succede una volta, due volte, tre volte. Le critiche le accetto, fanno parte del lavoro se sono costruttive. Si può piacere o meno, ma discutere del lavoro altrui in cui uno non è ferrato è una mancanza di rispetto ed educazione”. Brace che covava sotto la cenere, ravvivata dalla benzina di sabato sera: “L’anno scorso era successa la stessa roba contro l’Inter, con Higuain che fece il 3-2. Io poi non scrivo niente, ma al momento ho una buona memoria”.

FUTURO – Nessun dubbio sul suo futuro di Allegri: “Rimango alla Juventus”. Nessuna sorpresa, dato che il tecnico bianconero ha più volte ripetuto di voler restare, anche se non si potrà dare nulla per scontato fino all’incontro programmato con il presidente Agnelli: “Ho ancora un anno di contratto, poi col presidente ci incontreremo”. La giusta prosecuzione dopo il quinto scudetto consecutivo per il tecnico, l’ottavo per la Juventus, anche se l’eliminazione dalla Champions fa ancora male: “Sì, siamo andati in vacanza un po’ prima. Era meglio se non ci andavamo, perché la Champions ci è rimasta un po’ di traverso”.

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UN PERCORSO LUNGO – Ci proverà l’anno prossimo la Juventus a rivincere la coppa che manca da 23 anni: “È una competizione così, è difficile. Ci sono squadre che a vincere ci hanno impiegato tanti anni. Vero che la Juve non la vince da 23 anni, ma negli ultimi 5 anni il livello europeo della squadra si è alzato notevolmente. Almeno lì siamo simpatici (sorride, ndR)”. 

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LA PRONUNCIA – É stata anche l’occasione, visto il clima conciliante, per evidenziare la difficoltà di alcuni cognomi dei suoi calciatori: “Io a imparare il cognome di Szczesny ci ho messo un anno – ha rivelato sorridendo Allegri -. Ora vi racconto una cosa che non sa nessuno. Io il portiere non lo scrivo mai nella formazione della domenica, ma in alcune situazioni è necessario che lo scriva. Io è un anno che mi metto sulla lavagna e resto un attimo a pensare, ha una vocale sola ed è la ‘e'”.

L’ARRIVO – Cinque scudetti consecutivi inimmaginabili quando ha messo piede per la prima volta a Vinovo, aspetto che Allegri non nasconde: “Sono arrivato col presidente, mi hanno tirato di tutto (ride, ndR). Per fortuna c’era anche la macchina del presidente altrimenti veniva giù tutto. Però mi volevano bene, ci sono modi e modi per dimostrare l’affetto”.
 


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