TORINO – I primi a entrare in sala conferenze sono stati i vertici della società bianconera, Nedved e Paratici insieme a Mino Raiola. Matthijs De Ligt, il Golden Boy (o golden buy come ironicamente ha sottolineato l’Ajax), è arrivato poco  dopo, seguito dalla famiglia al gran completo: i nonni, la sorella e il fratello, i  genitori e la fidanzata. Un gruppo di nove  persone, di cui cinque donne, che ha fatto da  apripista all’atteso arrivo del nuovo difensore della Juventus, la colonna su cui costruire il futuro della difesa, ancora di più in un periodo in cui Chiellini continua ad avere problemi al polpaccio e rischia di saltare la tournée in Asia. 

Deciso, sereno, disponibile, De Ligt (con la “de” maiuscola solo quando non è accompagnata dal nome) ha  spiegato le motivazioni della sua scelta, maturata ben prima delle parole  sussurrate al suo orecchio  da Cristiano Ronaldo dopo la finale di Nations League. Perché il centrale, pur rispettando e ammirando i  grandi campioni e i goleador, è nato per disinnescarli, per azzerare il talento imponendo il suo: non è un caso che la scelta sia stata dettata proprio dalla grande tradizione dei  difensori italiani, partendo da Fabio Cannavaro, di cui portava la maglia nella famosa foto circolata nelle ultime ore sulla rete. 

La difesa italiana e i difensori azzurri ma anche Maurizio Sarri: “E’ stato uno dei motivi della mia scelta”.  

 

Matthijs de Ligt, sei considerato un fuoriclasse nel tuo ruolo e devi ancora compiere 20 anni. Quanto conta esserlo anche nella testa?

“Ho giocato tanto con l’Ajax in prima squadra, posso definirmi esperto per essere un calciatore di 19 anni. Voglio però imparare tanto dagli altri, perché rispetto a loro ho appena iniziato”.

 

Cosa significa per te sbarcare in Italia  dopo aver giocato sempre nell’Ajax?

“É sicuramente un grande passo, il primo fuori dal mio Paese. All’inizio mi dovrò abituare, però è stato un onore vedere i tifosi della Juventus che mi hanno dato il benvenuto, quindi spero di poter restituire tutto questo entusiasmo”.

 

Ci racconta le parole di Ronaldo?

“In quel momento stavo cercando di capire dove sarei voluto andare e avevo già un’idea di quale sarebbe stato, ma volevo aspettare la Nations League per riposarmi e cominciare in un nuovo club. In quel momento ero sicuro che sarebbe stata la Juventus, ma vedere qualcuno di così grande come Ronaldo che mi ha chiesto di venire è stato un grandissimo complimento, anche se non ha fatto la differenza”.

 

Da quanto sapeva che sarebbe venuto in Italia?

“Era una decisione ponderata, sapevo che avrei aspettato la fine delle vacanze, ma già avevo deciso di unirmi alla Juve perché per me era importante fare questo passo. Più o meno però l’ho deciso dopo la prima finale”.

 

Come fa a essere così sereno?

“So di essere una persona serena, so che ci sono molte persone felici che io sia qui, ma ovviamente ci sono state altre reazioni. Mi devo adattare a un nuovo ambiente, a una nuova cultura sportiva. Spero di adattarmi presto”.

 

Vero che durante il trasferimento hai sentito Sarri e il suo modo di fare calcio ha influito sulla tua decisione?

“Sì, io ho parlato al telefono con Sarri brevemente, giusto per cominciare a conoscerci. Lui è uno dei motivi per cui volevo venire alla Juventus, perché ho sentito parlare bene di lui, del modo in cui gioco, della sua filosofia, di come gioca a calcio, della difesa, come la allena. E’ stato un motivo forte che mi ha spinto a venire alla Juventus”.

 

Avevi una maglia della Juve da piccolo come hai mostrato su Instagram, chi te l’aveva regalata? Come mai ce l’avevi?

“Avevo credo 7 anni e se sei un difensore sai già quale giocatore ammiri e all’epoca era Fabio Cannavaro. In quel momento ero un suo grande fan. Ovviamene ho sempre avuto un buon feeling con la Juve e sono sempre stato un suo fan quando ero giovane”.

 

Qui manca da tempo la Champions League, ti hanno raccontato che qui è molto importante vincere questa competizione che manca da molti anni?

“Sì, ci sono tre competizioni in cui possiamo giocare, forse quattro con la Supercoppa. Ci sono campionato, Coppa Italia, Champions League, pensiamo partita dopo partita, poi vogliamo vincere tutto. Ogni competizione che gioca la Juve la gioca per vincere”.

 

Perché per fare questo step hai scelto la Juve e non Barcellona o PSG?

“Come ho detto è stato un processo lungo. Mi stavo guardando intorno per capire il meglio per me. L’Italia è famosa per la sua tradizione difensiva e se si parla di calciatori italiani mi vengono in mente i difensori. Poi loro mi hanno dimostrato di volermi tanto,  che credono in me, e sono orgoglioso di far parte della Juve. Ci sono tanti motivi per cui ho scelto questa squadra, ma in primis il feeling che ho sentito”.

 

Quanti sono gli attaccanti più difficili da marcare finora e quando hai giocato contro la Juve che difficoltà hai riscontrato?

“Ho affrontato diversi attaccanti. Ovviamente Ronaldo, ma anche Mandzukic è forte e determinato. Poi Douglas Costa che è velocissimo. Ci sono diversi tipi di attaccanti, ognuno con le proprie caratteristiche. E’ difficile giocare contro ogni giocatore, ogni volta è una sfida”.

 

Cos’ha un difensore con le tue caratteristiche da dare al calcio italiano?

“In Olanda si è sempre parlato molto di costruire, posizione arretrata, mentre in Italia si parla di marcature e difesa di squadra. Credo io possa dare una mano a loro e loro possano dare una mano a me”.

 

Tu sei completo, sai marcare, impostare, proporti. Qual è l’aspetto tecnico che vuoi migliorare qui alla Juventus?

“Grazie per questi complimenti. Ora che sono alla Juve voglio miglirare tanto, ci sono margini di miglioramento. Ci sono differenze tra Ajax e Juve, ma quel che conta è mostrare che sono qui per imparare e spero di crescere in tutto. Per me è una grossa sfida essere qui e voglio migliorare per il futuro”.

 

Quanto ti pesa il prezzo pagato per te? Sei il terzo giocatore più caro della storia del club.

“La pressione è normale nel calcio, ovviamente. Quando un club ti acquista per un grande prezzo questo significa che c’è molta pressione. Per essere un grande calciatore però devi saper gestire questa pressione. Io comunque cerco di fare la mia parte, migliorare, per me non è un problema”.

 

Cosa rappresenta per te il numero 4 e in Champions secondo te qual è l’avversaria più pericolosa?

“Il 4 per me è speciale perché fin da giovane e anche in prima squadra ho giocato  con questo numero. Qui era libero, ho sentito tante storie su questo numero e ho un’eredità da portare avanti e indosserò il 4 con grande orgoglio e spero di esserne all’altezza”.

 

Tu vieni da una squadra con l’anima molto giovane, adesso arrivi in una squadra dove una leadership è fatta di giocatori adulti. Come vivi questo cambio generazionale?

“E’ sicuramente diverso rispetto all’Ajax. All’Ajax ci sono un sacco di calciatori giovani, qui invece la maggior parte sono più grandi e con esperienza. E’ importante imparare qui da ragazzi come Buffon, Chiellini, Ronaldo. E’ una bella sfida”.

 

Quali sono i tuoi obiettivi personali in questa stagione?

“Per me la cosa più importante è adattarsi alla nuova squadra e al nuovo Paese, poi ovviamente voglio giocare come tutti. Voglio lavorare e migliorare, sono questi i miei obiettivi. Naturalmente come calciatore voglio giocare”.


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