TORINO – Ma farà del bene, alla Juventus, tutta questa spasmodica e ossessiva attesa del giorno del giudizio? “Meno sedici alla sfida”, ha twittato Massimiliano Allegri cominciando a scandire il conto alla rovescia verso la notte del 12 marzo, quella che tutto deciderà. Nelle teste dei bianconeri, che siano tifosi o giocatori (e, evidentemente, anche allenatori) non c’è posto per nient’altro, se non per le scorie lasciate dalla disastrosa trasferta di Madrid e che sono state ripetutamente chiamate in causa per motivare, o giustificare, l’orrenda prestazione di Bologna.

Allegri è sempre stato un capogruppo che ha basato la sua strategia di comando sulla leggerezza. Ha sempre saputo togliere ansia e tensione dai pensieri dei suoi, sdrammatizzando ogni evento negativo, smitizzando l’enfasi da cui in genere vengono preceduti i grandi appuntamenti, riportando tutto all’aspetto ludico del gioco del calcio. Questo countdown non è da lui, tanto più che tra qui e l’Atletico c’è di mezzo la partita più importante del campionato juventino, quella di domenica sera in casa del Napoli: è una sfida che non ha valenza alcuna ai fini della classifica, visto che i bianconeri lo scudetto lo hanno messo in cassaforte già da mesi, ma che per il prestigio conta almeno un poco, in un campionato in cui la Juve le partite se le mette in tasca quasi senza volerlo, per pura e semplice forza d’inerzia. Per inciso, nella storia della serie A mai nessuno ha vinto 22 delle prime 25 partite. Ma la sconfitta di Madrid sta oscurando persino questa marcia trionfale.

Allegri ha concesso comunque due giorni di riposo ai suoi, con l’intenzione evidente di farli staccare un po’. Ma oltre all’aspetto psicologico, nei giorni che mancano alla grande sfida dovrà affrontare anche quello tattico, perché è evidente come la strategia del Metropolitano sia stata fallimentare. Preme Bernardeschi, che a Bologna è stato il migliore anche in un ruolo non propriamente suo, quello di mezzala, e avanza la sua candidatura Emre Cam, stranamente bocciato a Madrid nonostante sopravanzi Bentancur per esperienza internazionale e spessore fisico, perlomeno. Importante sarebbe recuperare Douglas Costa, giocatore che, quando non ha la luna storta (e quest’anno l’ha avuta spesso), sa proporre interessanti variazioni sul tema (variazioni che coi Colchoneros sono mancate assai), mentre la squalifica di Alex Sandro (non così grave, visto che ultimamente il rendimento del brasiliano non è poi brillante) riapre la porta a Cancelo, la cui velocità nel dribbling può essere dirimente contro una squadra arroccata come l’Atletico.

E Dybala? Un posto farà fatica a trovarlo. Allegri, in ogni caso, lo considera utile anche a partita in corso, come è successo a Bologna. Chi avrebbe bisogno di riposo è senz’altro Mandzukic, che dà l’idea di essere completamente spossato, ma toglierlo significherebbe disorientare Ronaldo, che non può fare a meno di un punto di riferimento avanzato come il croato. Cristiano non sa giocare senza, lo si è visto più volte: è uno dei vincoli cui la Juve ha accettato di legarsi nel momento in cui ha deciso di realizzare il cosiddetto colpo del secolo.






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