La giornata di Andrea Vio inizia quando quella della maggior parte delle persone volge al termine. Sono le tre e mezza del mattino quando esce da casa sua, nel cuore del sestiere di Santa Croce, a Venezia, per andare al lavoro. Da oltre 40 anni gestisce un banco del pesce a Rialto, sede di un mercato dalla storia millenaria che oggi però sembra arrivata agli sgoccioli.

Rialto è uno dei simboli di Venezia, dal XII secolo principale snodo della vita commerciale della Serenissima. Per capire la crisi che sta vivendo basta fare qualche semplice calcolo. Negli anni Ottanta i banchi del pesce allestiti sotto la loggia del palazzo della Pescheria erano diciotto. “Siamo rimasti in sei. Resistiamo perché siamo delle entità più strutturate, ma le attività più piccole hanno dovuto arrendersi”, spiega Vio. “Solo dieci anni fa riuscivo a vendere circa quaranta casse di sarde al giorno – rincara il proprietario di un altro banco – Oggi invece non ne riesco a darne via nemmeno una decina”.

Le difficoltà di Andrea e dei suoi colleghi sembrano confermate da un annuncio esposto qualche tempo fa da un’agenzia immobiliare locale. “Vendesi due banchi di pesce del famoso mercato di Rialto, comprensivi di attrezzatura, a 40mila euro”. Ventimila euro l’uno. Una cifra irrisoria se si considera che fino a quindici anni fa un banco poteva arrivare a costare 150mila euro, ha sottolineato Vera Mantengoli sulla Nuova Venezia. Secondo i proprietari delle attività di Rialto la principale causa della crisi che sta vivendo il mercato – concorrenza di supermercati e grande distribuzione a parte – è da ricercare nel progressivo spopolamento della città, arrivata a contare poco più di 50mila abitanti contro i 150mila del 1953 (dati del comune di Venezia). Per i veneziani, spiega Andrea, è diventato difficile anche solo trovare una casa in cui vivere perché chi ha fondi o appartamenti preferisce destinare le strutture all’uso turistico, sfruttando l’enorme flusso di visitatori che giungono in città ogni giorno.

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Secondo l’ufficio statistica della Regione Veneto, a fronte di oltre 5 milioni di turisti che nel 2017 hanno passato almeno una notte in città, sono più di 1 milione e 300mila quelli che hanno scelto di pernottare in una struttura ricettiva diversa da quella alberghiera: affittacamere, unità abitative, bed & breakfast, foresterie. “Per le nuove generazioni non trovare un posto dove abitare significa doversene andare. E se i cittadini lasciano Venezia, il tessuto urbano della città viene meno. È normale che anche il mercato si svuoti”, conclude Vio. Questo, tuttavia, non significa che Venezia e il suo mercato abbiano intenzione di arrendersi. Lo scorso 23 settembre la Pescheria è stato lo scenario di una manifestazione indetta dai commercianti del banchetto del pesce, a cui hanno partecipato centinaia di cittadini, oltre a numerosi gruppi e associazioni sorti negli ultimi anni per difendere la residenzialità. Una sorta di festa cittadina tra musica, canti e performance. “È stato un successo” assicura Andrea, che spiega come l’evento abbia rappresentato un’occasione per raccogliere idee e proposte che presenteranno al Comune di Venezia.  

“Questa amministrazione deve segnare un’inversione di tendenza – conclude Andrea Vio – deve intervenire in modo deciso a favore della residenzialità, del rinnovamento delle strutture del mercato, della regolamentazione. Perché una bottega senza il “paron” fallisce: e il paron di Venezia è il Comune, è il nostro sindaco”


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