Una provocazione in piena regola e un po’ da autonomi e indiani metropolitani di fine anni ‘ 70, ma “era l’unico modo per attirare l’attenzione sulla nostra lotta e far capire che, senza di noi, il giochino e quindi il profitto finisce” , dice un ragazzo del collettivo di rider “Deliverance”. Così ecco servito, dato in pasto al vasto mondo dei social network, l’elenco dei super ricchi e famosi che non danno la mancia al fattorino (“nemmeno se piove!”) che gli porta la cena a casa: dalle super coppie social Fedez- Chiara Ferragni a Mauro Icardi e Wanda Nara, dai calciatori Gonzalo Higuain e Philippe Mexes alle star del rap Noyz Narcos e Marracash, passando per Teo Mammuccari e Platinette.

La lista continua e si trova sulla pagina Facebook del gruppo. In una sola parola, i vip in questione sono accusati di essere – banalmente – tirchi: ” Inutile dire che questi personaggi famosi vivono in quartieri residenziali extralusso o nel centro delle città e che è significativo riscontrare come sia più facile ricevere la mancia se si consegna in zone popolari o in quartieri periferici, piuttosto che in distretti o in civici fighetti e più pettinati”.


 

Ma l’aver spifferato i nomi dei braccini corti ( questo sempre secondo la versione del collettivo) ha un significato politico ben preciso: “Attente piattaforme digitali del delivery food – è scritto nel post – perché se non volete confrontarvi con le nostre rappresentanze autonome e i gruppi organizzati che sono in stato di agitazione sindacale permanente, questo è il futuro che vi aspetta: noi produciamo i dati, noi conosciamo i vostri punti deboli e non esiteremo ad usarli contro di voi” .

Deliveroo, Foodora, Glovo, Uber eats, Just eat, MyMenu: tutte hanno ovviamente un ritorno negativo di immagine se i rider si mettono a spifferare le abitudini dei clienti, specie se sono famosi. “Ricordatevi sempre una cosa clienti – si legge, ancora – noi entriamo nelle vostre case, vi portiamo il cibo e qualsiasi altra cosa vogliate, a tutte le ore del giorno, siamo in strada sotto la pioggia battente o sotto il sole cocente, senza assicurazione. Sappiamo cosa mangiate, dove abitate, che abitudini avete”.

I fattorini più politicizzati da tempo chiedono maggiori tutele alle varie app in questione, che però negano la subordinazione dei lavoratori, che quindi vengono classificati come liberi professionisti, semplici collaboratori. Il tavolo di confronto al ministero del Lavoro con Luigi Di Maio è finito in una bolla di sapone, e chissà se c’entra qualcosa il fatto che una delle più importanti piattaforme (Deliveroo) sia stata una degli sponsor della Casaleggio associati. ” Dobbiamo arrivare a conquistare un contratto migliore – dice un ex rider affiliato a “Deliverance” oggi sloggato, una volta si sarebbe detto licenziato – e a riaffermare con forza il diritto alla lotta sindacale, che non può essere interpretato come un lusso per pochi ma nemmeno uno scherzo da prendere alla leggera, alla mercé di interessi strumentali o eterodiretti: a spese dei lavoratori non si fanno campagne elettorali o spot pubblicitari”.
 

La vera ricchezza delle imprese del settore non è tanto il valore dela intermediazione tra ristorante e cliente, spiegano i rider. Quanto piuttosto il poter accumulare dati e quindi profilare la clientela; tutte informazioni che poi possono essere rivendute ad altre aziende. “Se l’informazione è potere, allora noi liberiamo i dati ” , ragionano i fattorini. I quali per il 1° maggio hanno organizzato # occupyNolo, lo sciopero nel quartiere di tendenza milanese, perché “se vogliamo vivere il nostro futuro occorre anche un upgrade nei diritti ” . Chi fa ordinazioni con lo smartphone è avvertito.


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