VERONA – Nella “città di Giulietta” l’amore resta un affare bollente. Se poi lo si declina nelle sue conseguenze contemporanee, la famiglia e le relazioni gay, l’aborto e il crollo demografico, lo scontro politico diventa esplosivo. La prossima battaglia è fissata tra il 29 e il 31 marzo, nel cuore di quella che Forza Nuova ha ribattezzato “Vandea d’Europa”, dentro e fuori dalla Gran Guardia, storico palazzo di rappresentanza che il sindaco di centrodestra Federico Sboarina ha offerto al Congresso mondiale delle famiglie.

Qui si è data appuntamento l'”internazionale conservatrice” che dagli Usa alla Russia combatte le conquiste dei diritti universali e civili anche nel Vecchio continente. A promuovere il raduno, il veronese ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, vicesegretario leghista e autore del libro “La culla vuota della civiltà: all’origine della crisi”, scritto assieme all’ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi.

Al suo fianco i vertici della Lega e del governo: il vicepremier Matteo Salvini, il governatore del Veneto Luca Zaia, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e il senatore Simone Pillon, promotore della legge per la bigenitorialità e contro l’assegno di mantenimento per le madri. Autorevole sul palco anche la rappresentanza dell’opposizione: la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e il presidente del Parlamento europeo, il forzista Antonio Tajani.

Alla destra che in piazza Bra invocherà il ritorno alla “famiglia naturale”, l’abolizione della legge 194 sull’interruzione della gravidanza, lo stop ai matrimoni gay e al welfare esteso alle coppie formate da individui dello stesso sesso, si oppongono associazioni, accademici, Ong, movimenti femministi e l’intero arcipelago politico e culturale che in mezzo secolo ha proiettato l’Occidente nell’orbita del rispetto dei diritti umani. In programma, tra rigide misure di sicurezza, tre giorni di contro-vertice e un corteo finale che punta proprio sulla sede del raduno del radicalismo ideologico che si definisce “cristiano”.

Ad alzare la tensione, l’agenda del congresso, l’elenco dei relatori e il sostegno istituzionale esibito sui manifesti. Il vertice mondiale di antiabortisti e antigay, a cui aderisce l’estrema destra europea, da Forza Nuova ad Alba Dorada, risulta organizzato anche dal Comune di Verona e patrocinato dalla Presidenza del consiglio, dalla Regione Veneto e dalla Provincia veronese. Non confermate le imbarazzate smentite del sottosegretario Cinquestelle Stefano Buffagni, che ha pure lanciato l’hashtag #NotInMyName.

Il problema non è la campagna elettorale pre-Europee che la coppia leghista Fontana-Salvini vuole giocare sul no all’accoglienza dei migranti e sul sì alla “famiglia composta dalla mamma e dal papà”. Sotto i riflettori della comunità internazionale ci sono in queste ore i profili di organizzatori, finanziatori e ospiti attesi in Italia. Tra loro una folta rappresentanza di Russia, repubbliche ex sovietiche e Paesi africani dove divorzio, aborto e omosessualità sono reati. Tra i più noti, il presidente moldavo Igor Dodon, la ministra ungherese per la famiglia, Katalin Novak, la vicepresidente della Duma russa Olga Yepifanova, il patriarca della chiesa cattolica siriaca Ignazio Giuseppe III e l’arciprete ortodosso Dmitri Smirnov, ponte tra il presidente Vladimir Putin e il patriarca russo Kirill: ma pure, assieme a leader tradizionalisti di Polonia, Ucraina, Serbia, Croazia, Albania e Georgia, l’attivista nigeriana anti-gay Theresa Okafor e la parlamentare ugandese Lucy Akello, sostenitrice della pena di morte per il “reato di omosessualità aggravata”.

A coordinare i lavori, accanto agli ultracattolici italiani Massimo Gandolfini, Toni Brandi e Jacopo Coghe, strateghi degli ultimi Family Day made in Carroccio assieme al salviniano russo Alexey Komow, sarà l’americano Brian Brown, presidente dell’Organizzazione mondiale per le famiglie, vicino all’ideologo dell’estrema destra Usa Steve Bannon, ex consigliere del presidente Donald Trump. A partire dal 1997 simili eventi, nei vari continenti, hanno seguito prima una cadenza biennale e poi annuale, giustificata dai finanziamenti privati di lobbisti statunitensi e oligarchi russi, come il miliardario Konstantin Malofeev, ambasciatore putiniano presso il Front National francese di Marine Le Pen e nella lista nera di Usa e Ue.

Da qualche anno il ritmo annuale si era regolarizzato e concentrato nell’Est Europa: Tbilisi, Budapest, Chisinau. A Verona per la prima volta il 13° World Congress of Families italiano si tiene invece dopo soli sei mesi da quello chiuso in Moldavia, proprio alla vigilia delle elezioni europee e nella stessa sede che ospita il Forum economico eurasiatico, palcoscenico offerto a Mosca e ai suoi giganti dell’energia per invocare la fine delle sanzioni Ue contro la Russia.

Associazioni per i diritti umani e movimenti femministi, da “Non una di meno” ad “Aied”, si mobilitano così contro le “politiche regressive sostenute da istituzioni e governo, schierati contro leggi dello Stato”. Università, organizzazioni internazionali, partiti di centrosinistra e intellettuali denunciano invece le “ambigue connessioni ideologiche e finanziarie che in Europa ormai collegano l’estrema destra, il radicalismo cristiano, il sovranismo anti-Ue e i circoli politici russi più vicini al presidente Putin”.

Proprio a questo ha dedicato uno studio la sociologa dell’Università di Innsbruck Kristina Stoeckl, che segue dall’inizio i congressi mondiali di Brian Brown. “La difesa della famiglia tradizionale – dice – non è l’obbiettivo sostanziale. Il punto dei raduni è usare la tradizione cristiana per creare consenso attorno alla sovranità nazionale e a concetti di destra derivati dal fascismo, contro la comunità internazionale che dal dopoguerra condivide e difende laicamente i diritti umani promossi dalle democrazie.

E’ una guerra ai diritti e al loro mondo multipolare, dall’Onu alla Ue, da parte di forze decise ad imporre il ritorno della legalità assoluta dei singoli Stati. I valori sociali e la religione sono il crimaldello per scardinare i diritti individuali e il concetto stesso di razzismo: che la Russia, come la Lega, trovino oggi interessi europei convergenti è plausibile”. A Verona, dove il sindaco minaccia di togliere la sede all’Anpi, si vuole intitolare una via a Giorgio Almirante e il Comune dichiara che “l’aborto non è un diritto ma un abominevole delitto”, la posta in palio questa volta è impegnativa: addirittura più alta della ristrutturazione della casa di Giulietta.
 


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml