ROMA – Un campionato (quasi) chiuso, prima dell’invio della letterina di Natale. La Juventus sta riscrivendo le statistiche della Serie A, galleggia in una ionosfera del gioco che per ora ammette come abitanti solo i bianconeri. Che assieme al Paris Saint Germain in Ligue 1 procede con la media punti più alta nei top cinque tornei d’Europa (Bundesliga, Liga, Ligue 1, Premier League, Serie A). Appena due punti lasciati per strada su 42, in Francia i parigini ne hanno collezionati 43 su 45, assai più complessa la strada per riconfermarsi per Manchester City, Barcellona, quasi impresa disperata per il Bayern Monaco, che si è complicato la vita nei primi due mesi di campionato. Invece l’andatura dei bianconeri è da Guinness dei Primati. Due stagioni fa la Juve aveva messo da parte 33 punti dopo 14 turni e un punto in più nella passata stagione, terza, con quattro punti di distacco dal Napoli e a due punti dall’Inter. E i 40 punti della squadra di Allegri superano per ora anche i numeri scritti dall’annata record con Antonio Conte, 102 punti nel 2013/14 e 37 punti dopo 14 turni. Solo con Capello in panchina, nel 2005/2006 (scudetto poi assegnato all’Inter, sentenza Calciopoli) i torinesi ci andavano vicino, con 39 punti. Insomma, per ora è una corsa contro la statistica, contro i numeri, media punti da quasi 2.86, con questo passo è possibile quota 110 punti. Con poche o nulle chances per le avversarie.
 
FURIA RONALDO, REGGE SOLO IL NAPOLI –  La struttura della Juventus, due per ruolo di pari spessore in tutti i reparti, con campioni dallo stipendio a svariate cifre che lasciano la panchina e cambiano le partite, era già nota da un paio di stagioni, nonostante il titolo nazionale abiti a Torino da ormai sette campionati. L’asticella insomma era già puntata verso l’alto, poi è arrivato Ronaldo. Dieci reti, ma non solo. Anzi, dal portoghese è arrivata quella consapevolezza di grandezza, la benzina emotiva per puntare sempre al massimo. Una polaroid della stagione: oltre ai dieci minuti di black out contro il Manchester United, la Juve era andata sotto come gioco e risultato solo con il Napoli, il 30 settembre allo Stadium: dominio azzurro con gol di Mertens in 20 minuti, poi palla al portoghese e volto del match cambiato in poche azioni, con inerzia (e poi vittoria) ai bianconeri. Stesso copione a Empoli, lo scorso 27 ottobre: segna Caputo, Ronaldo si scatena nella ripresa e la ribalta.

Ancelotti prova a fare il miracolo, ad allungare la sceneggiatura del torneo almeno sino all’arrivo della primavera. Il successo di Bergamo è la prova, distacco tenuto sotto le due cifre, con il derby d’Italia di venerdì 5 dicembre che potrebbe ridurre il canyon che divide gli azzurri dai campioni di Italia. Certo, potrebbe. Perché la Juventus ha mostrato nella prima parte della stagione di inserire le merce alte quando sale l’adrenalina e la qualità delle avversarie. Il Napoli è sei punti in ritardo rispetto all’ultima edizione targata Maurizio Sarri, una macchina da guerra nel girone d’andata (2.71 punti), che aveva stretto un patto scudetto, con le Coppe piazzate in seconda fila. Con questo bottino, gli azzurri (media 2.28 punti) nella passata stagione sarebbero in zona Champions League, tra il quarto e quinto posto (era occupato dalle romane, a quota 32), mentre due stagioni fa con 32 punti ci sarebbe scappata la piazza d’onore, a un solo punto dalla Juve. Ma con 32 punti in 14 turni i partenopei fanno segnare il miglior passo nell’ultimo decennio (30 punti con Mazzarri nel 2012/2013, uno in più con Benitez, il torneo successivo, stesso risultato con Sarri nel 2015/2016), escludendo il bottino ottenuto dall’attuale tecnico del Chelsea, nel 2017-18. Insomma, il Napoli va forte, è continuo, produce punti, meglio dell’Inter, che al momento conta sette punti in meno (29 contro 36), mentre la Roma, sempre protagonista nell’ultimo decennio, sta cedendo il passo (-12 punti, 20 punti attuali contro 32 della passata stagione). E’ la Juventus di Ronaldo, ma anche di Chiellini e Allegri, che pratica un altro sport. 


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Mario Calabresi
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