VENTIMILA euro. A tanto ammontano i danni dell’orso M49, ricercato numero uno del Corpo forestale trentino. Il computo è della Lega Antivivisezione (Lav) che, oltre ad aver chiesto a gran voce la grazia per il plantigrado, ha fatto i conti per capire i danni provocati dall’animale mentre era ancora in libertà.

“Nonostante i dati economici riportino a un valore trascurabile gli indennizzi corrisposti per i danni prodotti da M49, questi sono utilizzati come prova della sua pericolosità sia per deciderne la cattura, sia per deliberare il 22 luglio scorso la possibilità di ucciderlo”, scrive la Lav che ha diffuso i dati forniti da Servizio foreste e fauna, Settore grandi carnivori, della Provincia di Trento nel periodo che comprende tutto il 2018 fino al 29 maggio 2019.

L’orso M49 era stato catturato il 14 luglio in val Rendena dopo l’ordinanza firmata della Provincia di Trento per le sue scorribande ai danni degli allevamenti locali. La notte stessa però, prima dell’alba, era riuscito a scappare dal recinto del Casteller superando un muro alto 4 metri e una barriera di fili elettrificati. La sua fuga impossibile, che gi è valso il soprannome di Papillon assegnato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa che chiede di salvarlo, prosegue nei boschi della Marzola, a sud di Trento, dove le fototrappole lo hanno immortalato mentre vagava di giorno e di notte.

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Nelle ultime due settimane non sono registrati danni sul percorso di fuga, ma la caccia continua. In tanti sui social network tifano per la libertà dell’orso e dall’Abruzzo è arrivata persino una proposta di adozione perché al plantigrado venga data una chance, seppure in cattività.

La speranza degli ambientalisti è che l’orso possa continuare a vivere nel suo habitat. Per questo la Lav invita l’amministrazione locale a fare i conti su cosa conviene davvero: “Il presidente della Provincia Autonoma di Trento, (Maurizio Fugatti, ndr), ha condannato l’orso M49 al massimo della pena solo perché ha predato alcuni animali non custoditi, oltre che mangiato frutta, miele e latte, il tutto per un danno economico accertato pari a circa 20mila euro. Un’inezia se si pensa che la Provincia di Trento introita ogni anno svariati milioni di euro per attività connesse al turismo. Un turismo che negli ultimi cinque anni ha registrato una crescita costante (+26,2% nel 2018), attratto dalle bellezze e dalla naturalità dell’ambiente alla quale danno un contributo concreto e positivo gli animali selvatici che lo popolano, orsi compresi.


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