La mozione anti-aborto arriva a Milano: la protesta delle “ancelle” in Consiglio comunale


La mozione anti-aborto arriva a Milano: la protesta delle "ancelle" in Consiglio comunale
(fotogramma)

La rete ‘Non una di meno’ ha inscenato in aula una manifestazione con mantelli rossi e cartelli contro la richiesta del ciellino Amicone di sostenere Milano come “città per la vita”


Sono entrate nell’aula di palazzo Marino, la sede del Comune di Milano, vestite da ancelle per protestare contro la mozione anti-aborto  proposta dal ciellino Luigi Amicone e appoggiata da tutto il centrodestra. Sei attiviste di ‘Non una di meno’, la rete per la difesa dei diritti delle donne, ispirandosi alla serie televisiva americana ‘The Handmaid’s Tale’  – in cui le donne fertili, ribattezzate “Ancelle” vengono soggiogate e costrette a dare alla luce figli – si sono sedute tra il pubblico proprio mentre Amicone stava esponendo il contenuto della mozione. Dopo attimi di confusione, la seduta è stata sospesa e la discussione della mozione è stata rimandata.

La mozione chiede al sindaco e alla giunta di “sostenere” Milano “città per la vita” e di prevedere “congrui finanziamenti a istituzioni, associazioni e gruppi che sostengono concretamente politiche a favore della famiglia e della vita”, oltre ad “approfondire con adeguate iniziative di informazione e sensibilizzazione gli effetti sociali e culturali prodotti dalla legge 194”. Perché, si legge nel testo, la legge avrebbe contribuito ad aumentare il “ricorso all’aborto come strumento contraccettivo” e non ha ridotto il ricorso all’aborto clandestino”.
 
“Siamo qui per difendere il diritto all’aborto – spiega Carlotta, una delle attiviste entrate in aula – in una sede dove qualcuno vuole ridurci come le ancelle della serie tv. Questa mozione non riconosce la libertà di scelta delle donne. In una regione come la Lombardia dove i cosiddetti centri per la vita sono già finanziati e dove gli obiettori arrivano al settanta percento non serve di certo un provvedimento del genere. Spendiamo questi soldi per garantire i diritti delle donne”.
 
Il documento presentato da Amicone ricalca in buona parte una mozione che ha fatto scandalo a Verona, diventata un caso politico nazionale, soprattutto per il voto favorevole della capogruppo del Pd, Carla Padovani. Anche qui, le attiviste di ‘Non una di meno’ avevano manifestato con adesioni provenienti da tutta Italia.

22 novembre 2018 – Aggiornato alle







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