LE NUOVE tecnologie legate alla sostenibilità ambientale formano una cordata perfetta sul massiccio del Monte Bianco. A 3375 metri di altitudine il Rifugio Torino a Punta Helbronner è un modello su scala internazionale di gestione delle risorse e di buone pratiche in alta montagna. Un rifugio alpino con una lunga storia alle spalle che risale ai primi anni Cinquanta, quando nei pressi del colle del Gigante venne edificato il rifugio nuovo di proprietà delle sezioni del Club Alpino Italiano di Torino e Aosta. E che oggi, dopo aver attraversato diverse fasi, si presenta radicalmente rinnovato con una struttura all’avanguardia collegata all’avveniristica funivia Skyway Monte Bianco che dalla stazione di partenza di Pontal d’Entrèves, a Courmayeur, conduce velocemente alla stazione intermedia del Pavillon du Mont Fréty a 2173 metri e poi fino all’ultima a Punta Helbronner, a 3466 metri. Poco sotto la stazione di arrivo, che ospita una terrazza panoramica con vista a 360 gradi sul Bianco, sull’Aiguille Noire, sul Dente del Gigante e le Grandes Jorasses, si trova il Torino. Un rifugio tecno-ecologico.

“La facciata dell’edificio esposta a sud è stata dotata di ventotto pannelli fotovoltaici – ci spiega Armando Chanoine, gestore e guida alpina di Courmayeur, mentre percorriamo il tunnel pedonale completamente scavato nella montagna che funge da raccordo per 150 metri tra Punta Helbronner e il Torino – essi ci consentono il riscaldamento dei due grandi stanzoni destinati agli alpinisti e alle guide alpine. L’intera struttura è inoltre attrezzata con un sistema di recupero dell’acqua piovana e di produzione dallo scioglimento della neve: attraverso dei cavi riscaldanti posti nelle grondaie e nelle falde del vecchio rifugio, l’acqua viene trasportata in vasche di accumulo fino al rifugio nuovo e usata, dopo la filtrazione, per usi legati alla cucina”. Altrettanto efficace è il sistema di riciclo e di purificazione delle acque reflue: le acque grigie vengono infatti qui riutilizzate e accumulate, “proprio con lo scopo di limitare gli sprechi di acqua potabile e per abbattere in modo significativo i costi che richiede il trasporto dell’acqua a valle” precisa Chanoine. Con i suoi 160 posti letto, il Rifugio Torino è stato inserito nel progetto internazionale “Life Sustainhuts” finanziato dall’Unione Europea e finalizzato ad incentivare la diffusione e l’uso di fonti di energia rinnovabile e quindi la sostenibilità ambientale dei rifugi dislocati sulle Alpi.

“Il prossimo anno, il 2020, sarà il nostro banco di prova – aggiunge il gestore del Torino – ci siamo dati quel termine per migliorare sensibilmente l’efficienza energetica della struttura nel suo complesso del 20%, ridurre le emissioni di anidride carbonica fino a 21 tonnellate all’anno e quelle degli ossidi di azoto fino a 0,5 tonnellate all’anno, anche grazie alla collaborazione fra le sezioni del Cai e l’Environment Park, il parco scientifico tecnologico per l’ambiente di Torino”.

E’ bene ricordare che il rifugio è situato ad un’altitudine particolarmente elevata, dove l’aria è rarefatta. E che resta aperto quasi tutto l’anno osservando solo un breve periodo di chiusura dal 4 novembre al 23 dicembre. Per la realizzazione del rifugio e della funivia Skyway gli operai del consorzio Cordée Mont Blanc hanno infatti lavorato in condizioni estreme con vento, gelo e non poche difficoltà. “Nonostante i problemi oggettivi legati al contesto, effettuiamo in rifugio tutta la raccolta differenziata mediante appositi cassonetti per rifiuti organici e compostabile, carta, vetro e multimateriali, che inviamo tranne funivia”.

Per quanto sempre molto frequentato dai visitatori della Skyway specialmente a luglio e ad agosto, il Torino rimane uno dei punti di partenza prescelti degli alpinisti per le ascensioni nel gruppo del Bianco, per esempio al Dente del Gigante, alla Tour Ronde, all’Aiguille d’Entrèves, o per camminate sul ghiacciaio fino al Col d’Entrèves. Le tecnologie disponibili in rifugio sono molto utili per chi pratica l’alpinismo. Oltre al sistema WiFi con la connessione iperveloce, le webcam e i rilevatori che a Punta Helbronner monitorano pressione atmosferica, temperatura, umidità e velocità del vento, il rifugio dispone di postazioni iPad con accesso diretto alle informazioni sulle vie alpinistiche o scialpinistiche e in generale sulle condizioni della montagna. “Si tratta di un progetto denominato PrévRiskHauteMontagne della Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur – conclude Chanoine – in collaborazione con La Chamoniarde, Société de Prévention et de secours en montagne, e l’Arpa Valle d’Aosta e Piemonte. Le peculiarità dell’alta montagna e la gestione dei rischi impongono la massima attenzione e sensibilizzazione dei clienti di un rifugio come il nostro”.


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