Da cinque giorni c’è una nave umanitaria in mezzo al Mediterraneo con 121 persone a bordo e nessuno che se ne occupa.

Il giorno dopo l’approvazione del decreto sicurezza-bis con le sua stretta senza precedenti contro le Ong che salvano migranti il caso della Open Arms è di scuola. Alla nave è già stato notificato il decreto di divieto di ingresso in acque italiane firmato dai ministri Salvini,Trenta e Toninelli.
Ma la situazione è particolarmente complicata. E non soltanto perchè c’è urgentemente da trovare una soluzione per trovare un porto sicuro per questi migranti che nessuno Stato europeo sembra intenzionato a dare. ma soprattutto perchè, di riflesso, la politica italiana dei porti chiusi ha provocato un irrigidimento del governo spagnolo che ha adottato le stesse salatissime multe per chi salva migranti ma soprattutto che sollecita la Ue ad adottare lo stesso meccanismo di redistribuzione delle persone salvate non solo sulla rotta del Mediterraneo centrale ma anche su quella che dal Marocco porta in Spagna e nel mare di Alboran. Nel 2019 in Spagna sono arrivate circa 15.000 persone, più di un terzo di tutte quelle che hanno attraversato il Mediterraneo, cinque volte di più che l’Italia.

Ecco perchè il governo spagnolo, fino ad oggi, non ha neanche chiesto alla Cimmissione europea di avviare i contatt con gli altri stati membri per trovare la cosiddetta soluzione condivisa che consenta di sbarcare i 121 migranti della Open Arms nel porto più vicino. E dunque nessuna trattativa in atto per cercare di sbloccare la complicata situazione della nave spagnola che resta in acque internazionali tra Lampedusa e Malta. ” Le autorità de La Valletta ci hanno negato il porto, l’Italia neanche risponde. In Spagna Valencia ci ha offerto di ospitarci, vediamo cosa succede con il governo spagnolo”, dice il direttore di Open Arms Riccardo Gatti mentre il fondatore della Ong spagnola ha interessato diversi membri del governo di Sanchez perchè si occupino della questione.

A bordo della nave la situazione è estremamente delicata. Fatte scendere a terra tre donne, due delle quali con una gravidanza a termine, restano 121 persone tra cui 32 minori. Molti hanno ferite da arma da fuoco infette o cicatrizzate male. Ci sono anche due bimbi di pochi mesi ma nessuno sembra preoccuparsene.

E l’Unhcr ribadisce “la propria preoccupazione in merito al fatto che l’imposizione di sanzioni pecuniarie e di altro tipo ai comandanti delle navi potrebbe ostacolare o impedire le attività di soccorso in mare da parte delle navi private in un momento in cui gli stati europei hanno significativamente ritirato il proprio sostegno alle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale”.


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Carlo Verdelli
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