Migliora il cibo, gli interventi chirurgici diventano sempre più sofisticati e sempre più diffusi, così come le cure farmacologiche, e i cani vivono di più. Quello che sta succedendo all’uomo si replica, in scala ridotta, per uno dei suoi compagni più amati. Ci sono alcuni studi che parlano di enorme crescita dell’età media negli ultimi anni, qualcuno, più prudentemente, stima un allungamento della vita del 10-15% dall’inizio dei terzo millennio. Si ragiona in percentuale perché le varie razze di cani hanno aspettativa di vita anche molto diversa. Numeri a parte, tutti i veterinari con un po’ di esperienza hanno sotto gli occhi il cambiamento nella longevità dei loro assistiti.
Sono soprattutto i dati delle anagrafi sanitarie a far comprendere quello che sta succedendo.

In Toscana, di gran lunga la prima regione ad avere avviato un sistema di controllo anagrafico dei cani, ci sono ben 30mila esemplari, su circa mezzo milione, che risultano avere più di 20 anni. Tra loro c’è certamente qualcuno la cui morte non è stata registrata, comunque anche se fosse un po’ più basso il dato sarebbe significativo. “Fino a qualche anno fa, il sistema informatico cancellava automaticamente i soggetti quando raggiungevano i venti anni – spiega Enrico Loretti, responsabile della veterinaria dell’azienda sanitaria della Toscana centrale e presidente dell’Ordine dei veterinari di Firenze – Adesso abbiamo deciso di alzare la soglia a 25 anni perché ci siamo resi conto, attraverso telefonate a campione, che in realtà molti cani erano ancora vivi dopo i vent’anni”.

Le ragioni dell’allungamento della vita sono varie, spiega Marco Melosi, presidente dell’associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), che riunisce 20 società scientifiche. “Tutto parte dalla maggiore attenzione da parte dei proprietari degli animali”. Questa ha fatto da traino alla veterinaria, che si è attrezzata per rispondere alla domanda crescente di prestazioni sempre più complesse. E così oggi ai cani si fanno by-pass cardiaci e protesi d’anca. “Questi problemi sono legati all’invecchiamento – dice Melosi – Altro campo è quello oncologico. Oggi si usano molti più farmaci anticancro di un tempo”. I cittadini mettono molti soldi nel sistema, visto che le prestazioni di veterinaria sono tutte a loro carico. Spesso la spesa è alta, per mettere una protesi ad esempio ci vogliono tra i 2.500 e i 3.000 euro.

“L’attenzione si manifesta anche con la prevenzione. Ai cani di una certa età vengono fatti controlli anche quando sono apparentemente sani, cosa che permette di scoprire molte patologie sulle quali in tempo si interveniva troppo tardi. Anche questo contribuisce ad aumentare la durata della vita media”. Poi c’è il discorso dell’alimentazione. Chi ha un cane sa quanto siano cambiate le cose in questo campo. “Una volta – dice ancora Melosi  – al cane si dava da mangiare quello di cui si nutriva la famiglia. Ora sono inn vendita alimenti calibrati sull’età e non solo: per la crescita, per l’anziano, per i soggetti attivi o sedentari. Addirittura, ma secondo me si tratta un po’ di una forzatura, alcune aziende mettono in vendita prodotti indicati per le singole razze”.
 


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