Cacciare l’alieno, anche uno solo, serve a far tornare gli indigeni. Il succo di un nuovo studio internazionale, al quale ha collaborato anche l’Italia, conferma che i programmi di eradicazione delle specie invasive su 169 isole hanno dato risultati confortanti per fermare la crisi delle estinzioni. Il 10 per cento delle estinzioni che avvengono sulle isole si può infatti prevenire attraverso programmi mirati, al termine dei quali, come per esempio accaduto sull’Isola di Tavolara in Sardegna, non si protegge soltanto la specie in via di estinzione individuata come obiettivo primario, ma si assiste a un rifiorire della biodiversità in generale.

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La  ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Plos One dimostra che l’eradicazione di specie invasive su isole è una azione di conservazione che può dare un forte contributo per ridurre la crisi della biodiversità che sta colpendo il pianeta. Queste nuove analisi sono state realizzate da un team di oltre 50 esperti mondiali di 40 diverse istituzioni e tra queste anche l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), con Piero Genovesi.
 
Ci sono circa 456.000 isole al mondo che rappresentano soltanto il 5,6 per cento della superficie della Terra, eppure queste ospitano ecosistema unici e una grandissima quantità di esseri viventi, con tantissime specie endemiche che non si trovano in nessuna altra parte sul pianeta. Ma le isole hanno anche il più alto tasso di estinzione, perché su questi ambienti chiusi un solo fattore di rischio è amplificato e così il 75 per cento di estinzioni di rettili, uccelli e mammiferi avviene proprio sulle isole. La principale causa di queste estinzioni sono specie invasive, che sono arrivate sulle isole quasi sempre portate dagli uomini e hanno causato la scomparsa delle specie presenti in quell’habitat spesso unico al mondo.
 
Lavorare per conservare gli habitat insulari è diventata perciò una necessità  per la conservazione della natura e un’opportunità unica. Diversi studi hanno infatti già evidenziato che eradicare mammiferi alieni invasivi come ratti, gatti, capre e maiali dalle isole è un’azione di conservazione particolarmente efficace. Una volta compresa l’importanza di questi “laboratori a cielo aperto” per la conservazione, i ricercatori si sono chiesti da quali isole sia opportuno incominciare. Lo studio che ha visto l’importante contributo di molte esperienze italiane e dell’Ispra ha identificato 107 isole, sulle quali è prioritario attivare progetti di eradicazione entro il 2010 e 62 isole con progetti da iniziare entro il 2030. Iniziare subito a intervenire nelle isole individuate, dimostra lo studio, porterebbe importanti benefici per il 9,4 per cento delle specie insulari minacciate su scala mondiale.
 
L’articolo pubblicato su Plos One ha analizzato i dati relativi a 1.279 isole con 2.823 popolazioni di 1.184 specie di uccelli, mammiferi e anfibi elencati come minacciati o criticamente minacciati di estinzione nella Lista Rossa delle specie in pericolo dell’IUCN, la più ampia fonte di informazioni sullo stato di conservazione delle specie di animali, funghi e piante su scala mondiale. Con il lavoro di 54 esperti di tutto il mondo è stato quindi analizzato in quali casi fosse possibile rimuovere le specie invasive presenti nelle isole studiate prima del 2020.
 
Il dottor Piero Genovesi dell’Ispra, co-autore della ricerca, spiega: “Attraverso la Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite e gli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, la comunità globale ha concordato di fermare la perdita di biodiversità e di evitare le estinzioni entro il 2020. L’eradicazione di specie aliene invasive dalle isole prioritarie attraverso questa ricerca fornirebbe un contributo significativo verso il raggiungimento di questo obbiettivo importante. È anche essenziale informare meglio e di più tutti i settori della società, e Ispra – in collaborazione con Federparchi, diversi parchi nazionali, Legambiente, Regione Lazio, Università di Cagliari, Nemo e Tic – coordina il progetto Life Asap proprio sulla comunicazione in materia di specie invasive”.
 
Nicola Baccetti di ISPRA aggiunge “Anche in Italia questo tipo di intervento ha portato a risultati straordinari. L’eradicazione di ratti realizzata a Montecristo e in altre isole del nostro Paese ha permesso di proteggere specie molto minacciate come la Berta minore”.
 
Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e Presidente di Federparchi sottolinea “Le aree protette sono particolarmente colpite dalle specie aliene invasive. In particolare nelle piccole isole italiane gli interventi di eradicazione realizzati hanno prodotto un risultato immediato ed importante per il miglioramento della conservazione di specie animali e vegetali, molte delle quali endemiche. È essenziale promuovere più interventi per tutelare le aree naturali protette del nostro Paese da questa minaccia”.

Nick Holmes, Direttore scientifico dell’organizzazione Island Conservation e principale autore dello studio, afferma che “l’eradicazione di mammiferi invasivi dalle isole rappresenta un potente mezzo per eliminare una minaccia chiave per le specie insulari, impedire le estinzioni e conservare la biodiversità Questo studio rappresenta una preziosa valutazione globale dei luoghi dove esistono queste opportunità future di conservazione e fornisce supporto al processo decisionale su dove si deve intervenire per evitare le estinzioni”.


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