PADOVA. Se la mafia ha già conquistato il cuore del nordest, penetrando non solo il tessuto imprenditoriale ma anche quello sociale e politico, allora è nel nordest che deve mettere radici anche l’antimafia. E’ questa la nuova scommessa di Libera e don Luigi Ciotti che non per caso hanno scelto Padova come piazza principale della 24esima giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie.
Ventuno i pullman arrivati da tutta Italia, migliaia le persone giunte in treno per partecipare al grande corteo che, attraversando il cuore della città, confluirà a Prato della Valle dove verranno letti tutti i nomi delle circa mille vittime della mafia e dove don Luigi Ciotti, presidente di Libera, concluderà la manifestazione.
“Se le mafie oggi sparano meno è perché i mafiosi sono diventati imprenditori. Una mafia imprenditoriale che si è insediata nel tessuto sociale senza trovare opposizione. Le mafie non sono un mondo a parte, gridiamo da vent’anni, ma è un grido finito troppo spesso nel vuoto”, dice Don Ciotti che ieri sera, nella basilica di Sant’Antonio da Padova, ha celebrato una veglia alla presenza di centinaia di familiari delle vittime arrivati da tutta Italia.
C’è un dato che fa sensazione. Ed è quello dell’altissimo numero di delitti di mafia rimasti irrisolti, quasi l’80 per cento. Anche per questo, molti di loro ormai da più di vent’anni, padri, madri, figli, sorelle, fratelli scendono in piazza continuando a chiedere giustizia.
“È certamente un dato che fa pensare  – dice don Ciotti – e che induce a chiedersi quanto nel nostro Paese si sia andati a fondo nel contrasto del fenomeno mafioso, colpendo i legami – comprovati, nel corso di decenni, da svariate indagini – tra mafie e parti del mondo politico e economico.
Per questo Libera ha deciso sin dalla fondazione di stare accanto ai famigliari delle vittime e di legare la memoria dei loro cari all’impegno: quella delle vittime innocenti delle mafie deve essere una “memoria viva”, una memoria che si assume l’impegno e la responsabilità di realizzare gli ideali di chi è stato ucciso perché non ha voluto piegarsi alla violenza, al sopruso, alla corruzione. Ma credo che la vera svolta avverrà quando, nel nostro Paese, “vittime di mafia” si reputeranno anche persone che non hanno subito direttamente la violenza e l’intimidazione mafiose, ma che si ribellano all’idea di convivere con un sistema parassita, che deruba il bene comune e la speranza di tutti”.

Questa mattina  corteo per le strade della città, con in testa don Ciotti, il sindaco di Padova Sergio Giordani, il vescovo Claudio Cipolla, il procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho e il segretario della Cgil Maurizio Landini: partenza alle 9 da piazzale Boschetti e arrivo in Prato della Valle, dove verranno letti i nomi delle mille vittime innocenti delle mafie
 


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