“C’E’ UN SENSO di indipendenza che accompagna la vita in montagna, una sensazione di intimità e isolamento, quasi di dominio. E’ una quiete che è frutto dell’immensità”. Così la scrittrice americana Tara Westover ricorda la sua infanzia tra le montagne dell’Idaho, circondata da una natura maestosa e fragile al tempo stesso. E’ per inseguire quella quiete che sempre più italiani d’estate scelgono di trascorrere le ferie in montagna, attirati da odori e colori altrove introvabili.

La storia di Olga: “Così ho mollato tutto per coltivare stelle alpine”

Stella alpina

Tra tutte le piante simbolo delle nostre vallate ce n’è una in particolare, un fiore importante, protetto, che non si può assolutamente raccogliere, talmente significativo da essere considerato un sigillo d’amore: persino Franz Joseph, per dichiararsi alla principessa Sissi, scelse la stella alpina, ancestrale simbolo di fortuna come tutte le stelle, da quelle marine a quelle cadenti, e punto d’onore e coraggio cucito sulla divisa degli alpini dell’esercito italiano. La Leontopodium, con i suoi petali lanosi e candidi, striati d’argento, è l’emblema delle nostre montagne, capaci di ferire lo sguardo con violente vertigini e, subito dopo, di accoglierlo con la bellezza più tenera: la fragilità di un fiore bianco.

Per Olga Casanova, però, che queste piante le coltiva, la stella alpina è un fiore forte, potente, tutt’altro che timido e indifeso. Un po’ come lei, che dopo aver lavorato per 17 anni come estetista in mezzo a prodotti chimici e sostanze che di naturale hanno ben poco, ha deciso di mollare tutto e mettersi a coltivare stelle di montagna e fiori d’arnica, ricoprendo in pochi anni un bel pezzo della sua Val di Sole di petali bianchi come la neve e gialli come l’oro: il regalo più bello che potesse fare ai monti che l’hanno vista crescere e che prima di lei hanno visto consumarsi ben due guerre.

Dopo la morte e gli spari, ecco che oggi, tra Pejo, Ossana e Pellizzano, fioriscono i semi della bellezza, piantati e coltivati con cura da una donna e dal marito perito agrario: “La mia famiglia mi ha sempre ribadito l’importanza di usare quello che la natura ci offre”, spiega. “Mio nonno era un esperto erborista, d’estate faceva il pastore, e così raccoglieva le erbe per fare dei preparati per le famiglie del paese. Il mio sogno era creare qualcosa che valorizzasse il territorio, sinergie fra turismo e agricoltura”.

La storia di Olga: “Così ho mollato tutto per coltivare stelle alpine”

A conti fatti, ora che è titolare di un’azienda agricola biocertificata che porta il suo nome e collabora con importanti università italiane, c’è riuscita. Ma perché proprio la stella alpina, Olga? “Perché ha un incredibile potere antiossidante: moltissimi studi – spiega – hanno dimostrato che è efficacissima nel combattere i famosi radicali liberi e nella stimolazione delle fibre di collagene elastiche. Insomma, a livello cosmetico si tratta di un prodotto davvero molto, molto valido. Ovviamente è una pianta che va coltivata sopra una certa altezza, dopo i 1400 metri, per la precisione, e bisogna cercare di crearle intorno delle condizioni di stress particolari. Al freddo dovrebbe pensarci il clima, ma non sempre è così”.
 
Dopo aver avviato l’attività, Olga ha collaborato con l’università di Ferrara, facendo analisi su diversi appezzamenti e esposizioni e scoprendo che il posto migliore per coltivare le stelle si trova proprio lì, a Pejo, ai piedi del Monte Vioz, in località Mezzoli. In poche parole, dietro casa sua. “Qui gli studi hanno dimostrato che la situazione a livello di stress termico è particolarmente favorevole: non riuscivo a credere che il luogo perfetto fosse proprio nei pascoli di fronte alla mia azienda!”. Le analisi sono anche state messe e confronto con i dati di un’altra azienda piuttosto importante, considerata in quel momento migliore di quella di Olga, “ma è risultato che le nostre piante hanno una capacità radicalica ben sei volte superiore”, confessa con un pizzico di orgoglio. Una scelta che si è rivelata vincente, insomma, anche grazie a quel tesoro di valore inestimabile che è la Val di Sole, in Trentino.

La storia di Olga: “Così ho mollato tutto per coltivare stelle alpine”

Piantagione di stelle alpine

“Ho passato la mia infanzia a Pejo, adesso sono residente nel comune di Ossana, e tutto quello che posso dire è che le nostre montagne sono indescrivibili: la Val di Sole, in particolare, sa offrire veramente tante cose, anche a livello di sport e passeggiate credo che non ce ne sia per nessuno. Lo so, può sembrare che io sia di parte, ma parlano i fatti: abbiamo due parchi, quello nazionale dello Stelvio e quello Adamello Brenta, abbiamo il fiume Noce, il castello di Ossana, le due terme. E’ una valle completa, un territorio unico. Lo amo profondamente”. E lui evidentemente ama lei, visto che questa azienda biologica, pur trovandosi in una zona tecnicamente disagiata, ogni anno fiorisce di colori. “Il territorio ci restituisce tantissimo, ma del resto è sempre così: se tu la rispetti, la natura ti ripaga in un modo che non immagini”, dice Olga.
 

La storia di Olga: “Così ho mollato tutto per coltivare stelle alpine”

Piantagione di arnica

L’azienda al momento ha tre sedi, una a Pejo, dove si coltivano stelle alpine, arnica e piante officinali in genere, una in Valpiana, per arnica e altre piante officinali, e una vicino al lago dei Caprioli, nel comune di Pellizzano, dove Olga coltiva le stelle alpine in vaso a uso ornamentale, così da permettere a tutti i turisti di portarne una a casa senza andare a strappare quei pochi esemplari che ormai sono rimasti nelle nostre montagne. Rischiando anche – e per fortuna – delle grandissime multe.


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