Già alla fine del 2011, il Comune di Casteldaccia avrebbe potuto eseguire l’ordinanza di demolizione per la villetta abusiva travolta sabato sera dalla furia del fiume Milicia. Sette anni fa, il tribunale amministrativo regionale si era infatti pronunciato sul ricorso presentato dai proprietari. Repubblica ha verificato che i giudici amministrativi avevano dichiarato un decreto di “perenzione”, che scatta per la inattività delle parti dopo due anni. Il Comune non si era neanche costituito in giudizio, ecco perché non aveva ricevuto comunicazione dell’esito del procedimento. E ieri il sindaco Giovanni Di Giacinto sosteneva che il Tar non si fosse neanche pronunciato (“Ai nostri atti non abbiamo notizia dell’esito del ricorso, che ha bloccato l’ordinanza di demolizione”).

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Ma, adesso, il provvedimento del Tar sul ricorso presentato dai proprietari nel dicembre 2008 (Antonino Pace e Concetta Scurria, residenti a Palermo) chiama in causa l’amministrazione cittadina di Casteldaccia. E il problema è anche più esteso. Un recente monitoraggio fatto dal procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, ha evidenziato che 75 comuni su 82 della provincia non sono in regola con le ordinanze di demolizione.

 

Adesso, l’inchiesta dei pubblici ministeri di Termini Imerese sul disastro di Casteldaccia non punta solo a verificare lo stato della pratica della villetta, il procuratore Ambrogio Cartosio ha disposto l’acquisizione di tutte le pratiche di abusivismo conservate a palazzo di città.

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Ieri, i poliziotti del commissariato di Bagheria sono rimasti fino a tarda sera al Municipio di Casteldaccia, e torneranno oggi per acquisire altre carte.


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