Quando l’onda di fango portava via i suoi nipotini, il fratello, i genitori e i cognati, Matteo Giordano era già nella quiete della sua casa a Palermo. In braccio il suo piccolo di sette mesi, accanto la moglie. E sul cellulare le foto di due giorni di festa tra canti, balli e pranzi a base di pesce nella villetta di Casteldaccia che da due anni era diventata il piccolo angolo di relax per tutta la famiglia.

“Eravamo andati via a pranzo sabato perchè dopo tre giorni fuori preferivo che il mio bambino tornasse nella sua culla”, racconta Matteo Giordano, ancora incredulo. È così che questa famiglia è scampata alla morte. “Lì sotto potevamo finirci anche noi tre”, e mentre parla bacia il suo bambino, la ragione per cui adesso tutti e tre sono vivi.

Rachele che a un anno muove i primi passi sul girello, la nonna che canta le canzoni di Mango, Federico che con i suoi quindici anni si comporta da ometto e aiuta a preparare il barbecue con gli zii. Tutte fotografie di una spensieratezza travolta e distrutta dalla furia della natura.

“Rimangono quelle foto e tanta rabbia per i soccorsi arrivati troppo tardi e per le condizioni di quel fiume sconosciute a mio fratello. Si era pure tassato per dei lavori a una perdita della diga. È finita così ma noi andremo avanti per avere giustizia”. Adesso è il momento delle lacrime, della disperazione per i nove familiari scomparsi sotto alla melma. Matteo come Giuseppe, il fratello salvo per essersi aggrappato a un albero. Matteo come Luca, che era andato a comprare i dolci con le nipotine prima di quello tsunami. “Vivi per caso e pieni di dolore”, ripete mentre stringe a sé la moglie e il figlio.


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Mario Calabresi
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