Due processi e quattro anni di tempo non sono stati sufficienti a fare piena luce sull’uccisione del ventenne Marco Vannini, a Ladispoli, ma sono stati abbastanza per far calabre ulteriori ombre sulla torbida vicenda, che vede ora indagato anche l’ex comandante dei carabinieri della locale stazione. La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha infatti aperto un’inchiesta sul luogotenente Roberto Izzo, ipotizzando i reati di favoreggiamento e falsa testimonianza.

Marco Vannini, di Cerveteri, venne ferito da un colpo di pistola mentre si trovava nel bagno della villetta della fidanzata, Martina Ciontoli. Un colpo partito dall’arma del padre della ragazza, Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina Militare, ma in base alle indagini svolte, anziché chiamare subito i soccorsi, i Ciontoli persero tempo e cercarono anche di nascondere quanto accaduto, causando così la morte del ragazzo. In primo grado il sottufficiale venne condannato a 14 anni di reclusione.

Poi però la Corte d’Assise d’Appello ha ridotto il dramma a un omicidio colposo, riducendo a cinque anni di reclusione la condanna per Antonio Ciontoli e confermando quelle a tre anni per la stessa Martina, il fratello Federico e la madre Maria Pezzillo. Una sentenza che ha creato indignazione a livello nazionale e su cui si dovrà esprimere la Corte di Cassazione.

Ora l’inchiesta a carico dell’ex comandante, aperta dopo un servizio delle Iene, che hanno intervistato un commerciante di Tolfa, Davide Vannicola, amico del carabiniere. Il commerciante ha riferito di alcune confidenze che avrebbe ricevuto da Izzo, il quale gli avrebbe rivelato che a sparare a Marco non sarebbe stato Antonio Ciontoli, ma il figlio Federico.

Nello specifico l’ex comandante gli avrebbe detto: “Ti ricordi di Ciontoli? La sera stessa che Marco Vannini è morto Ciontoli mi chiamò dicendomi: Robè, c’è mio genero nella vasca da bagno con un colpo di pistola, mi devi aiutare”. Un racconto che, come anticipato dal Messaggero, Vannicola ha poi confermato al procuratore capo di Civitavecchia, Andrea Vardaro, e al pm Roberto Savelli, precisando anche che l’ex comandante avrebbe detto a Ciontoli di prendersi lui la colpa di tutto per coprire il figlio. Il luogotenente Izzo nega e le indagini vanno avanti ascoltando come testimoni altri carabinieri, a partire dal brigadiere Manlio Amadori, in servizio il giorno del dramma.
 


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