ROMA – Contribuire al rafforzamento delle comunità locali e promuovere la tutela della salute, l’inclusione dei bambini e dei ragazzi disabili, l’istruzione e la formazione delle giovani generazioni, lottando contro ogni forma di discriminazione e povertà: gli obiettivi dell’associazione “L’Africa chiama” sono ambiziosi, ma questo non gli impedito, finora, di trasformarsi in concreti interventi umanitari tra Africa e Italia.

“Importanti risorse umane e finanziarie nel corso del 2018 – spiega il presidente Italo Nannini – sono state indirizzate nell’attuazione di tre importanti progetti: “Semi di giustizia”, “Oltre le barriere” e “Stop alla violenza sulle donne”, rispettivamente in Kenya, Tanzania e Zambia, dove la nostra ong è attiva da 17 anni con attività che portano aiuto, diritti e futuro a oltre 21 mila bambini, ragazzi e persone in difficoltà”.

“Semi di giustizia”, lanciata nella baraccopoli di Soweto, alla periferia di Nairobi, in Kenya, è una campagna sostenuta tramite raccolta fondi in Italia e punta a combattere la fame e la malnutrizione attraverso programmi di aiuto alimentare. Il progetto prevede anche la realizzazione di 15 orti didattici presso le scuole – coinvolgendo 4000 studenti – e 60 orti urbani dedicati a famiglie che si trovano in condizioni di estrema povertà.

Con la campagna “Oltre le barriere”, portata a termine in Tanzania, a Iringa, l’associazione hlavora invece per permettere a bambini e bambine disabili di accedere all’istruzione, favorendone l’educazione inclusiva e la partecipazione alla vita sociale. I piccoli disabili di Tanzania, Kenya e Zambia devono affrontare ogni giorno barriere architettoniche, culturali e educative di goni tipo. “I nostri operatori hanno fatto costruire rampe in cemento o legno in sei scuole di Iringa, dove da un anno funziona anche una mensa per 3600 alunni. Sono stati anche formati 50 insegnanti sul tema dell’educazione inclusiva e consegnati kit scolastici (che includono materiale didattico e pagamento delle tasse scolastiche), così da garantire trattamenti riabilitativi e fisioterapici a 300 minori”, continua Nannini.

La scorsa primavera, nel Centro Shalom di Lusaka, in Zambia, comprensivo di una scuola da 900 alunni e un poliambulatorio, è infine stato lanciato il progetto “Stop alla violenza sulle donne”, finanziato dalla Fondazione Pro.Sa. a supporto delle vittime di violenza di genere nella baraccopoli di Kanyama, dove la situazione è particolarmente allarmante. Due operatori locali, un counselor e un’assistente sociale sono i membri di un’unità mobile che, interagendo con la comunità del compound, individua e monitora i casi e indirizza le vittime presso il centro: qui le donne possono usufruire di consulenze sanitarie e legali, di servizi di riabilitazione psicologica ed essere accompagnate in centri specializzati in altre zone della città.

L’associazione ha naturmente attivato dei progetti anche in Italia: a Fano, dove “L’Africa chiama” ha sede, da quattro anni è operativo un doposcuola gratuito per alunni stranieri della scuola elementare e media (gli iscritti sono oltre 30), con frequenza il lunedì e mercoledì pomeriggio. Il progetto prevede percorsi didattici e manifestazioni varie, fra tutte la Settimana Africana Regionale, nell’arco di tutto l’anno, allo scopo di favorire l’educazione alla cittadinanza globale e l’accoglienza e l’integrazione dei giovani migranti nel territorio.

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Mario Calabresi
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