ROMA – Attorno al capezzale del lago Ciad “che sta evaporando”, tra le vittime forse più visibili dei veloci cambiamenti climatici cui stiamo assistendo, le Nazioni unite stanno per avviare un programma per lo sviluppo (Undp) – di cui parla la rivista Africa Affari – un piano su scala regionale per salvare la regione, zona ideale e scelta da circa 30 milioni di rifugiati climatici, oltre alle popolazioni che al lago debbono la loro sopravvivenza: agricoltori, pescatori, allevatori.

Il progetto delle Nazioni Unite. Il programma Regionale Stabilization Facility for Lake Chad,  prevede il finanziamento di una serie di interventi a favore di questa regione, segnata da gravi deficit di sviluppo dovuti sia a cause naturali (depauperamento delle risorse idriche) sia alla presenza di conflittualità e di gruppi armati. Tutto avrà inizio – si legge su Africa Affari – il 1° settembre prossimo e si svilupperà nei prossimi due anni. Beneficiari saranno quattro Paesi: Camerun, Ciad, Niger e Nigeria. Le misure previste includono un meccanismo di risposta rapida a favore delle autorità locali nella loro lotta contro il gruppo armato di Boko Haram. Ma anche nella fornitura di servizi di base per le popolazioni locali.

In sessant’anni si è ridotto di un quinto. Dunque, il lago Ciad rischia di scomparire: si è calcolato che tre quarti della sua superficie non c’è più. Sessant’anni fa misurava circa 26.000 chilometri quadrati, oggi sono meno di 5.000: un quinto. Nel frattempo però, sulle sue rive si sono andati concentrando masse umane in fuga dalla siccità e dall’inaridimento dei terreni, che nei Paesi vicini hanno cambiato assetti economici, abitudini alimentari. Il degrado degli ecosistemi e la compromissione di diversi comparti produttivi hanno così determinato una delle crisi umanitarie più acute interessando un numero altissimo di eseri umani, circa 30 milioni, appunto.
 


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