Paesi in conflitto o soggetti a instabilità politica è sempre più difficile: sono milioni in tutto il mondo le persone che per questo motivo o per mancanza di denaro non riescono a procurarsi pasti nutrienti. E’ quello che dice un rapporto del World Food Programme (Wfp), agenzia Onu che si occupa di dare risposte alla fame e di promuovere la sicurezza alimentare, promosso in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione del 16 ottobre.
 
Giunto alla sua seconda edizione, il rapporto ‘Counting the Beans’ (‘Un conto salato: il vero costo di un piatto di cibo nel mondo’) presenta i dati di 52 Stati in via di sviluppo, per dare un’idea ai consumatori dei Paesi ricchi e industrializzati di quanta parte di un reddito medio, calcolato in termini giornalieri, serva per potersi permettere un piatto-base di cibo nei Paesi più poveri del mondo.
 
L’indice parte da un reddito medio pro-capite identico in diverse parti del mondo e calcola la percentuale  che viene spesa per acquistare gli ingredienti di un pasto di 600 calorie cucinato a casa. Dopodiché viene calcolato il prezzo ‘percepito’ in base al reddito standard. Per esempio, prendendo a riferimento il costo del cibo a New York, i dati del Wfp rilevano come un residente nella Grande mela spenda 1,20 dollari per cucinare un piatto base come una zuppa di legumi (con ingredianti quali fagioli o lenticchie, un pugno di riso o cereali, acqua e olio). Un cittadino del Sud Sudan, invece, per cucinare lo stesso piatto, spende l’equivalente del proprio reddito di due giorni, come se a un newyorchese servissero 348,36 dollari; o 222,05 dollari se confrontato con il potere d’acquisto di un cittadino del nord-est della Nigeria.
 
Sud Sudan, Yemen, nord-est Nigeria, sono Paesi o regioni dove la carestia è una minaccia costante. In tutti e tre i luoghi, infatti, i prezzi del cibo che aumentano si sovrappongono all’evoluzione dei conflitti. Per molte persone, la sopravvivenza non sarebbe possibile senza l’assistenza del Wfp o delle organizzazioni non governative: l’agenzia delle Nazioni unite distribuisce ogni anno 12,6 miliardi di razioni di cibo in 80 Paesi del mondo.
 
Il mese scorso un rapporto congiunto delle Nazioni unite aveva rivelato che al mondo 821 milioni di persone soffrono la fame: una su  nove. Negli ultimi tre anni il numero ha subito un costante aumento, tornando ai livelli di una decina di anni fa. Non solo crisi economiche e politiche: anche i cambiamenti climatici, che hanno alterato l’andamento delle piogge e delle stagioni agricole, hanno giocato un ruolo molto importante. Il costante aumento delle temperature potrebbe, in futuro, rendere il numero drammaticamente più alto.

Il 27 novembre verranno annunciati i nomi dei vincitori del premio Media per la sostenibilità alimentare. Riconoscimento che attribuisce un’eccezionale copertura dei problemi della sostenibilità alimentare a giornalisti professionisti e talenti emergenti in tutto il mondo. I finalisti per il 2018 sono stati scelti da una giuria di esperti sulla base di una serie di criteri, tra cui la sostanza, l’originalità e la creatività. I vincitori di ciascuna categoria saranno annunciati al 9° Forum internazionale su alimentazione e nutrizione del Centro per il cibo e la nutrizione di Barilla.


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