REGGIO EMILIA — «Ho paura che mamma e papà mi rapiscano. Ho davvero tanta paura». Letta così la frase della bambina avrebbe messo in allerta chiunque, tribunale dei minori compreso. Sono le parole che le affidatarie, una coppia di donne, della piccola F. hanno raccontato di aver ascoltato dalla ragazzina prima di segnalarle alle assistenti sociali di Bibbiano, che le hanno riversate in una relazione. Si tratta di uno dei falsi rilevati nell’indagine “Angeli e Demoni”, e fa il paio con una serie di altre frasi, mai pronunciate dalla bimba e giudicate, dalle operatrici, «fortemente equivoche» a proposito di baci in bocca col papà. All’epoca dei fatti Federica Anghinolfi (ai domici-liari), responsabile del servizio, trasmise all’autorità giudiziaria inserendo tra virgolette frasi «frutto dell’elaborazione degli indagati». Come ad esempio: «Mamma non fa più da mangiare perché papà non le da i soldi per la spesa».
 

Le diagnosi

Si tratta di frasi «testuali» mai pronunciate o «adattate allo scopo». Di diagnosi psicologiche omissive o false, a cui facevano seguito pressioni sui bambini, «anche con strumenti elettromagnetici per indurli a ricordi negativi dei loro genitori». Così scrive nelle 277 pagine dell’ordinanza il gip di Reggio Emilia Luca Ramponi, che ha disposto 17 misure cautelari (27 gli indagati), per il giro di affari sugli affidamenti dei minori nei servizi sociali in Val d’Enza.
 

La macchinetta

Sembra essere stato chiarito il mistero della macchinetta usata durante gli incontri di psicoterapi con i bambini. Si tratta di uno strumento a impulsi elettromagnetici (Neurotek) con cavi che i minori dovevano tenere fra le mani. Uno strumento, chiarisce il procuratore Marco Mescolini che «non provoca elettroshock». I carabinieri, dopo averne sentito parlare nelle intercettazioni, lo hanno trovato durante le perquisizioni e, a prima vista, appare innocuo. Si tratta di un prototipo non commercializzato in Italia, ma solo negli Usa, e il suo utilizzo non è previsto dal sistema sanitario italiano. Mescolini in ogni caso ha deciso di farlo analizzare da un perito per capire se, oltre alla pressione psicologica avesse altre effetti sui ragazzini.

rep

Cancellare i genitori

I magistrati la definiscono una singolare «terapia di elaborazione del lutto » per considerare emotivamente morto un genitore e farlo sparire dai ricordi. Nella carte dell’inchiesta si parla di una psicoterapeuta che dice a un bambino: «È come se dovessimo fare un funerale». Nel colloquio, intercettato, la donna, Nadia Bolognini, (ai domiciliari), chiede al giovane paziente di ricordare «quando il padre lo umiliava» inducendogli, scrive il giudice, falsi ricordi. Il dialogo continua: «Dobbiamo fare una cosa grossa… Sai qual è? Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto (…) Dobbiamo vedere tuo padre nella realtà e sapere che quel papà non esiste più e non c’è più come papà. È come se dovessimo fare un funerale! ».
 

La violenza verbale

Nella carte si racconta anche dei litigi tra una bambina e la sua affidataria. Mentre sono in macchina, per un motivo banale, la donna perde le staffe e inizia a urlare alla piccola: «Porca puttana, porca puttana vai da sola a piedi… porca puttana scendi, scendi. Non ti voglio più». A quel punto si sente aprire lo sportello (in una giornata piovosa annotano i carabinieri) e la bambina scendere chiedendo: «Perché?». Un’altra volta la donna grida alla bimba: «Cosa credi? Che gli adulti che sono attorno a te sono degli idioti?». E, denigrando i genitori: «Forse quelli che avevi prima. Se vuoi fare quello che ti pare puoi andare a vivere sotto i ponti». Non esattamente un modello educativo.

Roba da pedofili
 

«Una roba scritta da quattro pedofili ». Così uno degli indagati definisce la “Carta di Noto”, cioè il protocollo con le linee guida deontologiche per lo psicologo forense, quando si trova di fronte ad abusi su minori. La frase è attribuita è Matteo Mossini, psicologo dell’Asl di Montecchio, che aggiunge: «Se una contestazione così in tribunale la facessero a me avrei chiesto lo spostamento del processo in un altro tribunale, con un giudice più competente».
 

Il sindaco

Il procuratore Mescolini ieri ha ridimensionato le accuse al sindaco di Bibbiano: «Risponde solo di abuso d’ufficio e falso. Gli viene contestato di aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è coinvolti nei crimini contro i minori ». Il Pd dell’Emilia Romagna ne ha preso atto e ha fatto sapere che non intende chiedere provvedimenti contro Carletti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml

Caffeshop