Una truffa da otto milioni di euro. Un’altra da 18 milioni di dollari, questo soltanto nelle ultime settimane. Numeri importantissimi che fanno dire a una poliziotta solitamente prudente, come il capo della Postale, Nunzia Ciardi, che «è in gioco la sicurezza industriale, e dunque economica del nostro paese». Nel bilancio del 2018 della sicurezza informatica italiana c’è questo dato che emerge più di ogni altro: la criminalità straniera, ma anche quella organizzata italiana come ha dimostrato una recente inchiesta della procura di Milano, ha puntato alle grandi aziende italiane. Il meccanismo è raffinato: si entra nei sistemi interni e si copiano più dati possibili, partendo dalle corrispondenze interne.

A quel punto, grazie a un lavoro di primo livello, dopo aver carpito segreti e contatti industriali, si contattano fornitori e si simula di essere chi invece non è. «Abbiamo false mail di direttori generali che chiedono a fornitori di bonificare su conti correnti esteri specifici, magari parlando di motivazioni fiscali» spiega un investigatori.«In alcuni casi ci sono state telefonate di controllo simulate su numeri inesistenti», insomma truffe da film che hanno fruttato in questo 2018 centinaia di milioni. Con un incremento superiore al 150 per cento rispetto al 2017. «Numeri – spiega ancora la Ciardi – che ci impongono una riflessione: le aziende devono investire nella sicurezza e noi tutti dobbiamo essere consapevoli che in ballo, oltre a numeri enormi, c’è la stabilità economica di una nazione».

Complessivamente nel 2018 ci sono state 160mila segnalazioni di truffe riuscite o tentate: 2.255 le persone denunciate, 22.687 i siti sequestrati. Ci sono finte agenzie di scommesse, assicurazioni o anche banche. A essere oggetto di attacchi informatici ci sono anche ministeri, enti pubblici, le cosiddette “infrastrutture critiche”. Nel 2017 il numero di alert è quasi raddoppiato (55.843) con 442 attacchi nei confronti di siti istituzionali. «Il discorso – continua ancora la Ciardi – è il solito: in questo momento il bene più prezioso sono i nostri dati. I criminali informatici, perché è sbagliato parlare semplicemente di hater, li rubano e li trattano come un maiale: non buttano via nulla. E così usano le mail e le password magari per un ricatto a sfondo sessuale, le foto per creare falsi profili, vendono sul mercato nero i dati di accesso magari alle televisioni online».

Le somme frodate finiscono spesso a paesi extraeuropei (Cina, Taiwan, Hong Kong). I numeri sono enormi: rispetto a 38milioni di frodi denunciate ne sono stati recuperati. Il tema della sicurezza riguarda chiaramente non soltanto le aziende. Ma anche le categorie più fragili. La lotta alla pedo pornografia è altissima (43 arresti e 532 denunciati). Settecento sono le segnalazioni (270 le denunce) arrivate per il “Blue Whale”, il macabro gioco che spinge ragazzi giovani all’autolesionismo e al suicidio. Sono poco meno di mille (940) le denunce per i ricatti, in forte crescita rispetto allo scorso anno.

Così come la Polizia postale continua il lavoro per evitare i casi di bullismo, con la collaborazione (ultimamente più importante) dei principali social network. In questo senso è stato molto utilizzato il sito on line del Commissariato destinato alle segnalazioni dei reati di cyberbullismo, compiuti quasi sempre in ambito scolastico. In più occasioni si è arrivati al provvedimento di ammonimento da parte del Questore.


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Mario Calabresi
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