CAGLIARI – Da fine ottobre, Maria (il nome è di fantasia) è in ferie. Solidali, però. Perché le sue le aveva già esaurite, così come tutti i permessi e i congedi. Aveva usato quei giorni di riposo non per le vacanze, ma per assistere i suoi due bambini disabili, costretti spesso a viaggiare per le cure in diversi ospedali italiani. Poi le sarebbe rimasta solo una scelta: l’aspettativa non retribuita. E invece, per un mese, potrà stare tranquilla.

I suoi colleghi del Comune di Cagliari, infatti, le hanno regalato ferie e altri si sono prenotati per farlo. Il tesoretto di 30 giorni (il massimo che si poteva raggiungere) è stato racimolato in tempo record: meno di una settimana.

Le regole di questa “banca delle ferie” tra lavoratori sono state messe nero su bianco dal Comune di Cagliari, primo in Italia, su richiesta dei sindacati. Lo ha fatto a marzo del 2017, anticipando di oltre un anno il contratto collettivo nazionale del settore pubblico. Il tutto grazie alla contrattazione decentrata: l’accordo era previsto dal Jobs act e si ispira alla legge Mathis, approvata in Francia nel 2014, che ha preso il nome da un bimbo morto per un tumore. Nel privato, invece, le ferie solidali sono operative dallo scorso anno: l’episodio più noto è quello dell’azienda Unicomm, nel Vicentino, con 173 lavoratori-donatori.

«Il nostro è un caso-pilota, il primo in assoluto — dice Danilo Fadda, assessore al Personale — siamo sorpresi perché siamo stati sommersi dalle adesioni».

Funziona così: la richiesta di Maria, dopo l’accettazione, è stata condivisa, in modo rigorosamente anonimo, sulla piattaforma istituzionale interna. Da lì, una pioggia di mail e telefonate, una gara tra i 1.230 dipendenti dell’ente, non proprio giovanissimi, vista l’età media di 55 anni. Al massimo ognuno può destinare otto giorni, maturati nell’anno precedente. Così, subito, si è raggiunta la prima quota. La prima, perché non c’è un limite. «Le ferie solidali sono reiterabili — spiega ancora Fadda — c’è la fila per accontentare Maria, non appena avrà terminato di nuovo le sue ferie ordinarie».

La preoccupazione di Maria è quella di tutelare i suoi figli, all’inizio temeva che venissero a sapere come aveva conquistato il tempo da trascorrere con loro e se ne dispiacessero. E temeva che la “colletta delle ferie” non avrebbe funzionato. «Non ci credevo — racconta — ero scettica, pensavo fosse uno specchietto per le allodole. E invece funziona, ora sarebbe bello se potessi accumulare giorni oltre la soglia annuale».


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Mario Calabresi
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