ANCHE LinkedIn cede al fascino delle Storie, i contenuti effimeri che scompaiono dopo 24 ore introdotti nell’universo dei social network da Snapchat e poi copiati da Instagram, WhatsApp e da Facebook. Cioè da tutte le creature del gruppo di Menlo Park. Adesso anche la piattaforma professionale, orientata al collegamento lavorativo e collaborativo, alle ricerche e offerte di lavoro e di fatto trasformatasi nel curriculum vitae digitale degli utenti soprattutto in settori come finanza, comunicazione, mondo delle professioni, muoverà su questa linea. Ma lo farà a partire dagli studenti. E con alcune sensibili differenze.

La versione sviluppata dalla piattaforma controllata da Microsoft si chiama “Campus playlist” e consiste in una sequenza di brevi video della durata di 30-45 secondi. Niente foto. Dedicata ai soli studenti universitari, è stata lanciata per aiutarli a condividere le loro esperienze che toccano temi come stage, tirocini, prime esperienze, corsi di preparazione, squarci di esistenza dagli atenei. “Incoraggiamo questi brevi video dal carattere genuino per aiutare le persone a raccogliere i momenti della vita quotidiana nei campus” ha spiegato un portavoce del social professionale. A quanto pare, però, queste storie non saranno a scomparsa: rimarranno sul profilo dell’utente finché questi non le rimuoverà.
Una mossa molto interessante sotto l’aspetto della cosiddetta “social reputation”: se già piattaforme come Facebook e Instagram vengono spulciate da potenziali datori di lavoro e cacciatori di teste prima delle selezioni e dei colloqui, figuriamoci cosa accadrà ora che una delle piattaforme di riferimento per il recruiting mette a disposizione uno strumento tanto spontaneo come questo. Anche se, a dirla tutta, sembrerebbero storie “collettive”, in cui le clip di ogni studente finisce appunto all’interno di un’unica playlist che dura una settimana. Ciascun contenuto sarà invece visualizzabile in modo permanente pure sul singolo account degli utenti. Insomma, quel tassello finirà sia in un quadro collettivo a scomparsa che sul proprio curriculum.

“È un ottimo modo per costruire il proprio profilo – ha spiegato un portavoce di LinkedIn – mostrando se stessi, le proprie esperienze accademiche e professionali. I video possono aiutare gli studenti a far crescere la propria rete, preparandosi alla vita post-laurea e dando altre informazioni ai datori di lavoro che vogliono saperne di più”. Insieme alle storie LinkedIn starebbe anche testando qualcosa di simile alle “reaction” di Facebook: cioè altri modi di reagire ai post degli utenti. In lizza ci sarebbero una lampadina (geniale), la solita faccina pensierosa e l’abbraccio.


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Mario Calabresi
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