Segue la vita di migliaia di navi dal suo osservatorio di ponte Morosini, nel porto antico di Genova. Augusto Cosulich, amministratore delegato della Fratelli Cosulich, una delle più importanti agenzie marittime operative in tutti i continenti con un fatturato di oltre un miliardo di euro, riflette sull’incidente di Venezia. E di una cosa e’ certo, ancor prima che l’inchiesta ricostruisca ogni dettaglio: serve una risposta definitiva alla questione, invece di insistere sempre e solo sulle polemiche.

Cosulich, che cosa non ha funzionato?
“Non conosco la dinamica dei fatti, ma so che  esiste una procedura molto rigida su tutte le azioni da seguire nelle operazioni di manovra. Parliamo di colossi del mare che si muovono in spazi stretti. Basta un solo dettaglio non rispettato che può compromettere ogni cosa. Ma una cosa voglio dirla, al di là dell’emotività del momento.
Posso?”.

Prego.
“Il nostro obiettivo dev’essere quello di essere in grado di garantire il rispetto dell’ambiente e del lavoro, insieme alla sicurezza. Vale per le navi da crociera, a cui dico sì per il turismo e l’economia e dico no se garantire appunto la sicurezza diventa difficile. Ma chi ha ragione? Per certi aspetti vale la stessa cosa per l’Ilva di Taranto, dove si contrappongono lavoro e ambiente. Ma saremo mai capaci di farcela in Italia? Avviene in tutto il mondo”.

Ma secondo lei in questo caso la sicurezza è minacciata?
“La sicurezza è sempre il primo obiettivo, succede ogni volta nelle migliaia di operazioni che avvengono nei porti, in entrata e in uscita. Sembra routine, ma non lo è mai, come ci accorgiamo purtroppo in vicende come questa”.

Da dove si deve iniziare per ricostruire questa vicenda?
“Sicuramente dalla catena delle autorizzazioni, bisogna capire come sia stato possibile e riflettere sugli errori compiuti. Affinchè una vicenda del genere non possa piu’ ripetersi”.


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