L’intercettazione in cui Paolo Arata, il consulente di Salvini, parla di una mazzetta al sottosegretario Armando Siri è stata depositata al tribunale del riesame di Roma. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi ribadiscono ai giudici la necessità del sequestro del computer e dei telefonini di Arata per il prosieguo dell’inchiesta che vede indagato Siri per corruzione.
 
Il sottosegretario della Lega avrebbe ricevuto “indebitamente – questa la contestazione dell’accusa – la promessa e/o la dazione di 30 mila euro da Paolo Arata”, per inserire un emendamento che avrebbe aperto la maglia dei finanziamenti sull’eolico alle società di Arata e Nicastri, il “re” dell’eolico ritenuto vicino all’entourage del latitante Messina Denaro.
 
L’intercettazione, del settembre 2018, è contenuta nel rapporto della Dia di Roma del 29 marzo 2019, depositato con molti omissis, i magistrati non vogliono scoprire le carte dell’inchiesta, ancora in pieno svolgimento; la discovery della settimana scorsa, con le perquisizioni fra Trapani e Roma, è scattata solo perché i pubblici ministeri avevano l’obbligo di comunicare agli indagati la proroga dell’inchiesta, dopo i primi sei mesi di accertamenti.
 
Dunque, l’intercettazione anticipata nei giorni scorsi da Repubblica è il fondamento dell’accusa. Paolo Arata parla al figlio, nella sua villa di Castellammare del Golfo, dove si è trasferito per seguire gli affari siciliani di famiglia. Arata senior parla e non sospetta che il suo telefonino è stato trasformato dagli investigatori della Dia di Trapani in una microspia ambulante grazie a un “Trojan”.
 
Scrivono i pm: “Dall’informativa della Dia di Roma, del 29 marzo 2019 (che compendia le attività investigative finora svolte) si evince lo stabile accordo tra il corruttore Palo Franco Arata, imprenditore nel settore eolico con significativi investimenti in Sicilia e con trascorsa attività politica da cui trae molteplici relazioni ancora in atto con i massimi livelli istituzionali, ed il sottosegretario di Stato e senatore Armando Siri (di cui Arata è stato anche sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute)”.

Su Siri, i magistrati romani scrivono che è stato “costantemente impegnato, attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi economici di Arata, ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovanile, a cui non ha diritto”.
 


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